Vincenzo Latronico, Una splendida rovina
Un'emergenza abitativa ed esistenziale
Il protagonista di Una splendida rovina, il nuovo romanzo di Vincenzo Latronico pubblicato da Einaudi, ha trentatré anni e in un monastero trasformato in una comune conosce Elsa, una giovane tedesca appassionata di musica, che organizza eventi. La loro potrebbe essere la storia di una sera ma, quando lui riceve la richiesta di occuparsi di una casetta nel sud della Francia in assenza dei proprietari, la chiama e ci si trasferiscono insieme. L’esperienza di vivere fuori città li conquista e non trovando qualcosa a portata delle loro finanze in quella zona, si mettono a cercare un'abitazione da ristrutturare nella ex DDR. Finiscono per investire tutti i loro risparmi in una magione di quarantasei stanze, con sala da ballo, boiserie, e parco. Non c’è l’acqua, non ci sono bagni, non c’è riscaldamento; soffitti e pavimenti cadono a pezzi. L’idea è quella di riparare pian piano tutto con l’aiuto di amici da coinvolgere nel progetto di una comune artistica. Latronico racconta il fallimento di questo sogno e insieme il fallimento della storia d’amore tra i due personaggi: non c'è alcuna suspense, la rovina è annunciata fin dal titolo e ribadita di capitolo in capitolo. Più che il punto d'arrivo, conta il percorso, contano le sue motivazioni, e il quadro di una generazione intrappolata tra il desiderio di non somigliare ai propri genitori e la sensazione di combinare meno di loro non potrebbe essere più nitido.
Vincenzo Latronico, scrittore e traduttore, è nato a Roma e vive a Milano. I suoi ultimi libri sono Le perfezioni (Bompiani 2022 - Einaudi 2026, vincitore del Premio Mondello, selezionato nella dozzina del Premio Strega e nella shortlist dell'International Booker Prize 2025, tradotto in piú di 50 Paesi) e La chiave di Berlino (Einaudi 2023). Una splendida rovina (Einaudi 2026) è già in corso di traduzione in oltre 30 Paesi.Avevamo sognato di fondare una specie di comune, isolati da tutto, in una casa in rovina; e ora eravamo isolati da tutto, in una casa in rovina. Guardando avanti nessuna stella indicava un'altra via. C'era la vita che avevamo scelto, che ora era la nostra. Quando ero bambino, mia nonna mi ammoniva sempre di non desiderare mai niente ad alta voce, perché rischiavo che un angelo di passaggio dicesse amen, così sia. Se io mi disperavo ed Elsa si chiudeva nel mutismo era per via della coscienza sempre più ineludibile che l'angelo aveva parlato.