Un fumetto dedicato a Cesare Pavese

    L'adattamento de La luna e i falò

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    Marino Magliani e Marco D’Aponte, dopo l’adattamento a fumetti di Sostiene Pereira di Antonio Tabucchi, tornano in libreria con la versione a fumetti de La luna e i falò di Cesare Pavese, sempre edita da Tunué, e con la prefazione della scrittrice piemontese Marta Barone.

    Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti – Cesare Pavese, La luna e i falò


    L’ultimo romanzo di Cesare Pavese prende vita nella sceneggiatura di Marino Magliani e attraverso i disegni di Marco D’Aponte: Anguilla, protagonista alter ego di Pavese, all’indomani della Liberazione torna al suo paese nelle Langhe dopo molti anni trascorsi in America, e in compagnia dell’amico Nuto ripercorre i luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza in un viaggio nel tempo alla ricerca delle sue radici. E così ripercorrendo il romanzo ma anche alcuni momenti della vita dell’autore, seguiamo il racconto di Pavese dell’Italia contadina, della società tra le due guerre mondiali, della Resistenza al nazifascismo, ma anche i grandi temi del ritorno, della memoria e dell’instancabile ricerca di sé stessi. Fino al tragico epilogo.

    Alternati alla storia, in bianco e nero, ci sono il vero Pavese e il vero Nuto, il suo amico Pinolo, a cui Pavese per tutta l’estate del ‘49 chiese informazioni sul paese per poi costruire La luna e i falò, e talvolta, come fantasmi nella stessa storia immaginata, compaiono a lato, a commentare e a osservare, in una sorta di metanarrazione che si spezza quando Pavese, adesso solo, si fa preparare una valigetta dalla sorella ed entra nella stanza dell’Hotel Roma di Torino il 27 luglio 1950 – Dalla prefazione di Marta Barone


    Per gentile concessione dell’editore Tunué pubblichiamo in questa gallery alcune illustrazioni interne al volume.

    Marino Magliani è ligure ma vive in Olanda da tanti anni. Ha scritto sceneggiature per graphic novel, romanzi e raccolte di racconti. Ha tradotto dallo spagnolo e dall’olandese. Il suo ultimo romanzo è Prima che te lo dicano altri (Chiarelettere). 

    Marco D’Aponte è pittore e illustratore. Dal 1974 collabora con editori italiani e stranieri in ambito pubblicitario ed editoriale. Con la società Sogni di gloria ha ideato e realizzato diverse mostre sul media fumetto. Nel 2001 ha realizzato il fumetto più grande del mondo, Storia del Traforo del Frejus per conto della società SITAF (Autostrada del Frejus) collocato a Torino in Piazza Statuto.
     

    Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 1908 – Torino, 1950), è stato poeta, scrittore, saggista, traduttore e critico letterario, fu senz'altro uno dei più importanti autori e intellettuali della storia della letteratura italiana. Pavese era nato il 9 settembre 1908 a Santo Stefano Belbo, un paesino delle Langhe in provincia di Cuneo. Ben presto la famiglia si trasferisce a Torino ma le colline del suo paese rimarranno per sempre impresse nella sua anima, assieme al ricordo del padre, che muore molto presto. Negli anni del liceo Pavese è assai riluttante ad impegnarsi attivamente nella lotta politica, verso la quale non nutre grande interesse, anche perché tende a fondere sempre il motivo politico con quello più propriamente letterario. A ventidue anni si laurea con una tesi su Walt Whitman e comincia a lavorare alla rivista La cultura, mentre si intensifica la sua attività di traduttore. La morte della madre avvenuta nel 1931 lo scuote e lo segna profondamente. Nel 1933 Pavese partecipa alla nascita della casa editrice Einaudi, grazie all’amicizia che lo lega a Giulio. Nel 1935 la relazione con una donna impegnata nella lotta al fascismo – “la donna dalla voce rauca”, come chiamava l’amore entrato nella sua vita dagli ultimi anni degli studi universitari – gli costerà l’accusa di sospetto antifascismo e la condanna al confino. Al suo rientro, nel 1936, la donna ha già sposato un altro. La delusione lo sprofonda in una crisi tale da indurlo a meditare il suicidio. Finita la guerra, Pavese si iscrive al partito comunista, ma il suo impegno è prevalentemente letterario: scrive articoli di ispirazione etico-civile, riprende il lavoro per la Einaudi, elabora quella teologia del mito che prenderà corpo nei Dialoghi con Leucò. Intanto, a Roma, conosce l’attrice Constance Bowling, che rinnoverà in lui prima il sentimento dell’amore, poi il dolore dell’abbandono. Pavese scrive Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Alla delusione d’amore, alle crisi politiche e religiose che riprendono a sconvolgerlo, alla nuova ondata di solitudine e di senso di vuoto non riesce più a reagire. Logorato, stanco, ma in fondo perfettamente lucido, si toglie la vita in una camera dell’albergo Roma di Torino ingoiando una forte dose di barbiturici. Solo un’annotazione, sulla prima pagina dei Dialoghi con Leucò, sul comodino della stanza: “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi”.