"B" come Bussotti

La vorace ricerca di originalità

È il 1975, e il compositore Luciano Chailly, nelle vesti di intervistatore, incontra il collega Sylvano Bussotti per il programma Profili di compositori Italiani. Nel corso della conversazione, Bussotti prende le distanze dal termine "avanguardia" e spiega come egli non si limiti a comporre musica, ma estenda la creatività anche alle scene e ai costumi per le proprie opere. Ciononostante, preferisce, però, definirsi semplicemente un "musicista".
 

Il termine avanguardia l’ho sempre contestato perché mi sembrava una limitazione, un’etichetta che mi limitasse.
Sylvano Bussotti


Sylvano Bussotti, classe 1931, iniziò a studiare violino prima di compiere cinque anni di età. Al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze studiò anche con Luigi Dallapiccola. Il secondo conflitto mondiale gli impedì di portare a termini gli studi, che riprese, successivamente, da autodidatta. Alcuni suoi brani vennero eseguiti sotto la direzione di Pierre Boulez. È stato direttore artistico del Teatro La Fenice di Venezia e del Festival Puccini di Torre del Lago. Ha insegnato Storia del Teatro Musicale all'Accademia di Belle Arti a l'Aquila e ha diretto, dal 1987 al 1991, la sezione Musica alla Biennale di Venezia. Fin da giovanissimo, si dedicò anche alle arti visive e, in seguito, al cinema e alla televisione. Dal 1965, ha privilegiato l’impegno nel teatro musicale, sintesi della propria versatilità artistica.

Bussotti è stato, certamente, tra i più discussi autori della sua generazione. Le prime composizioni sono vicine al gusto di John Cage, che conobbe agli Internationale Ferienkurse für Neue Musik di Darmstadt, famoso centro di studio e produzione della musica d'avanguardia, che, però, ignorò polemicamente, anche per la sua avversione all’esplorazione elettronica del suono e alla sua estraneità nei confronti dell’avanguardia stessa. Per Bussotti, la sola strada rivoluzionaria percorribile era quella costruita sull’eros, contrapponendo all’impegno le sue studiatissime, istintuali malie sensoriali.
 

Se vi è, fra i compositori della Nuova Musica, che pare incarnare discordanti e sottaciuti appelli: inesausta passione ostentatoria e strabiliante sincerità espressiva, intrepida vorace ricerca di originalità e culto aristocratico della forma, nostalgia di tutte le abbandonate maniere del far musica e curiosità di ogni più legittimo (e illegittimo) futuro; quel compositore è senza dubbio alcuno il fiorentino Bussotti
Mario Bortolotto, musicologo