"H" come HENZE

Prima di tutto, il pubblico

Nel 1969, all’interno della striscia quotidiana Sapere, la RAI trasmetteva L’opera ieri e oggi, a cura di Luciano Alberti e Vittoria Ottolenghi: sette puntate, che raccontavano la storia del teatro musicale dalla nascita  al contemporaneo. La voce fuori campo di Francesco Siciliani, compositore e, dal 1938 al 1940, consulente musicale dell'EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche, l’antenata della RAI) introduceva ogni appuntamento lanciando alcuni interrogativi e presentando gli ospiti che avrebbero risposto: non solamente addetti ai lavori, ma anche studiosi di altre discipline e persone “qualsiasi”. La clip proposta è tratta dall’ultima puntata della serie, dedicata al futuro del teatro musicale. Tra coloro che erano stati chiamati a rispondere agli interrogativi c’era Hanz Werner Henze, che si esprimeva in favore della ricerca di un linguaggio musicale “comprensibile” al pubblico, perseguito nelle proprie composizioni.

Hans Werner Henze (1926 - 2012), tedesco, iniziò gli studi musicali nel 1942, ma dovette interromperli due anni dopo, perché richiamato alle armi. Terminato il secondo conflitto mondiale, riprese gli studi di composizione. Nel 1948, venne rappresentata la sua prima opera Das Wundertheater. Nel 1950, divenne direttore d'orchestra al teatro di Wiesbaden, e cominciò a partecipare ai Ferienkurse di Darmstadt, famoso centro di studio e produzione della musica d'avanguardia.
Nel 1953, Henze si trasferì in Italia, dove visse per quasi sessant’anni. Marxista, compose opere su tematiche dichiaratamente politiche. A metà degli anni Cinquanta, iniziò una lunga collaborazione artistica con la poetessa e scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann, sua coetanea. Henze ha fondato numerose laboratori artistici e Festival: il Cantiere Internazionale d'Arte a Montepulciano; il Mürztal Workshops e il Festival musicale giovanile del Deutschlandsber, in Austria; la Biennale di Monaco. La sua ultima opera, L'upupa, risale al 2003.

Henze non ha mai appartenuto all’avanguardia, sebbene tra le proprie, eclettiche ascendenze vada annoverata anche la dodecafonia viennese, assieme, però, allo slancio ritmico di Stravinskij, al lirismo dell’opera italiana e alla tradizione sinfonica del dramma musicale tedesco. 
 

Nel 1953, oppresso dalla spasmodica marcia in avanti della musica tedesca, Henze fuggì sull’isola di Ischia, dove, sotto l’incantesimo del sole mediterraneo, incorporò nuovamente materiale tonale, neoclassicismo stravinskiano e una scrittura orchestrale romantica. Le sue opere, caratterizzate da un’espressività irrequieta, incontrarono il gusto di una grande pubblico, ma la comunità della nuova musica lo giudicò un apostata
Alex Ross, critico musicale