Un trittico per la Festa della Musica 2020
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    Un trittico per la Festa della Musica 2020

    Antonacci, Gardner e l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

    Un trittico per la Festa della Musica 2020

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    Edward Gardner e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai propongono, per la prima serata di Rai 5 dedicata alla Festa della Musica 2020, l’esecuzione di tre brani. A loro fianco, il soprano Anna Caterina Antonacci, interprete di uno di essi: La mort de Cléopâtre di Hector Berlioz.

    Il primo pezzo è Žárlivost (Gelosia), preludio all’opera Jenůfa che Leoš Janáček (1854 – 1928) compose e poi scartò dalla partitura definitiva nel 1894. Ispirato a una ballata popolare morava intitolata Žárlivec (L’uomo geloso), è contraddistinto da un’energia nervosa e ossessiva che evoca i contorni di una fiaba nera.

    La Sinfonia n. 5 in do diesis minore di Gustav Mahler (1860 - 1911) chiude il programma. Fu eseguita per la prima volta a Colonia nel 1904, sotto la direzione dello stesso compositore ed è considerata un’opera di svolta nel sinfonismo mahleriano. Mahler la ritirò nel 1910 per sottoporla a continue revisioni fino agli ultimi mesi di vita. Dolorosa e appassionata, descrive il dramma interiore dell’Io e delle forze selvagge che lo attraversano.

    Al centro della serata, La mort de Cléopâtre di Hector Berlioz. Anna Caterina Antonacci è la Regina d’Egitto, assalita dai sensi di colpa e dal desiderio di morte per aver disonorato il proprio regno asservendolo ai Romani. Il furore di Cleopatra raggiunge il momento più alto nella funebre Méditation che prelude al tragico epilogo.

    Cleopatra è una regina tormentata dalla vergogna per aver consegnato il Paese ai Romani, ma anche dal rimpianto dei bei giorni passati, della giovinezza, di quel tempo in cui la sua bellezza aveva il potere di sedurre e asservire i potenti stranieri
    Anna Caterina Antonacci

    Quando, nel 1829, il giovane Berlioz partecipò per la terza volta al Prix de Rome, gli fu chiesto di comporre una cantata su questo soggetto altamente drammatico, ma il lavoro fu bocciato perché giudicato troppo “dinamico” nei suoi repentini passaggi di colore e nelle arditezze armoniche inaudite per l’epoca.

    Il finale è atipico e il pubblico resta sorpreso per lo stile, per le scelte tonali. È una scena d’opera drammatica, la cui forza innovatrice sta nella potenza espressiva: Berlioz era teatrale in ogni sua pagina, anche in quelle sinfoniche. Qui affida ai timbri orchestrali un commento quasi onomatopeico di ogni gesto e sentimento: come il morso velenoso dell’aspide, o il cuore che batte e si ferma. Tutto diventa palpabile
    Anna Caterina Antonacci

    Hector Louis Berlioz (1803 -1869) iniziò a comporre tra i quattordici e i quindici anni, proseguendo poi, senza più arrestarsi, fino all’anno precedente la morte. Dopo il soggiorno romano, tornò a Parigi dove riscosse maggior successo come critico musicale. Ciononostante, nel 1837, il ministro dell’Interno Adrien de Gasparin gli commissionò il Requiem Grande messe des morts (op. 5, n. H 75), che diverrà una delle sue opere più note, la più amata dallo stesso autore.

    Convinto di avere una missione da compiere – la realizzazione di un ideale artistico che deve coincidere con la propria vita -; vittima di facili entusiasmi come di altrettanto facili delusioni e conseguenti stati di depressione; predisposto ad improbabili innamoramenti; dotato di sottile umorismo, nonché di pungente sarcasmo, che, non poche volte, lo resero inviso al potere; simpatizzante di idee rivoluzionarie; sostenitore di utopie filantropiche, Berlioz ebbe un rapporto di reciproca diffidenza con il mondo musicale e politico parigino e, quindi, a partire dal 1842, non esitò a cogliere l’opportunità d’impegnarsi in una serie di tournée che lo portarono in Inghilterra, Germania e Russia e che cambiarono radicalmente la sua vita.

    Strinse una forte amicizia con Franz Liszt e Fryderyk Chopin e conobbe Richard Wagner col quale stabilì un rapporto amichevole, che, presto, si trasformò in reciproco odio.

    Edward Gardner debutta sul podio dell’Auditorium “Arturo Toscanini” della Rai di Torino come direttore ospite. Con lui Anna Caterina Antonacci ha eseguito più volte La mort deCléopâtre. Direttore principale dell’Orchestra Filarmonica di Bergen dal 2015, è ospite frequente di orchestre come il Gewandhaus di Lipsia, la Chicago Symphony Orchestra e la BBC Symphony Orchestra. Direttore musicale della English National Opera dal 2006 al 2015 e Direttore ospite principale della City of Birmingham Symphony Orchestra dal 2010 al 2016, si è distinto per l’impegno a sostegno dei giovani fondando nel 2002 la Hallé Youth Orchestra.

    Anna Caterina Antonacci, ferrarese, classe 1961, si è esibita con direttori quali Claudio Abbado, Sir Antonio Pappano, Riccardo Chailly, Riccardo Muti e Sir John Eliot Gardiner. Vincitrice di prestigiosi concorsi internazionali, è dotata di una potente espressività drammatica e di una singolare elasticità della voce sia nel registro sopranile, sia in quello mezzosopranile.