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    Alessandro Zignani: Beethoven, l'ultimo umanista

    Ludwig van Beethoven e la letteratura

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    L’intesa mancata con Goethe, nonostante abbia composto le musiche di scena per il suo Egmont, ma anche la passione per Schiller, Klopstock e Hoffmann, che ne ammira la Quinta Sinfonia e fa conoscere la sua musica agli altri scrittori romantici; e i rapporti con Bettina Brentano, sorella di Clemens, scrittore e poeta, e poi moglie di Achim von Arnim. Il mondo musicale di Ludwig van Beethoven è tutt’altro che avulso dal contesto letterario della sua epoca.

    Nell’intervista, Alessandro Zignani, scrittore, musicologo e germanista, approfondisce questo tema.

    Beethoven è un compositore colto, anche se autodidatta; per lui la letteratura è fondamentale, serve a capire il senso del suo fare musica, serve ad avere dentro un umanesimo, che per lui è l’idea quasi religiosa della realtà. E anche la natura, che nella letteratura del suo tempo è fondamentale, diventa lo specchio delle emozioni umane
    Alessandro Zignani

    Se Beethoven si è interessato – e così profondamente - alla letteratura del proprio tempo, la letteratura moderna ha fatto altrettanto nei suoi confronti. Fra tutti i romanzi del Novecento, il Doctor Faustus di Thomas Mann è ricco di riferimenti a Beethoven, l’autore da cui è ossessionato il protagonista, Adrian Leverkuhn, alla ricerca della composizione perfetta, dell’attimo da fissare per sempre sulla partitura.

    Secondo Alessandro Zignani, Mann vede in Beethoven una figura mitologica, l’ultimo umanista, l’ultimo compositore che ha cercato di creare un nesso, veramente difficile, tra l’uomo e la natura, il divenire dell’uomo dentro la natura. Restano indimenticabili le pagine del Doctor Faustus che scandagliano l’ultima sonata per pianoforte di Beethoven, la n. 32 op.111.

    Volto verso di noi, rimase seduto sullo sgabello girevole, nello stesso nostro atteggiamento, chino in avanti, le mani fra le ginocchia, e conchiuse con poche parole la conferenza sul quesito: perché Beethoven non abbia aggiunto un terzo tempo all’op. 111. Dopo avere udito, disse, tutta la sonata potevamo rispondere da soli a questa domanda. — Un terzo tempo? Una nuova ripresa… dopo questo addio? Un ritorno… dopo questo commiato? — Impossibile. Tutto era fatto: nel secondo tempo, in questo tempo enorme la sonata aveva raggiunto la fine, la fine senza ritorno. E se diceva ‘la sonata’ non alludeva soltanto a questa, alla sonata in do minore, ma intendeva la sonata in genere come forma artistica tradizionale: qui terminava la sonata, qui essa aveva compiuto la sua missione, toccato la meta oltre la quale non era possibile andare, qui annullava se stessa e prendeva commiato — quel cenno d’addio nel motivo re-sol sol, confortato melodicamente dal do diesis, era un addio anche in questo senso, un addio grande come l’intera composizione, il commiato dalla Sonata
    Thomas Mann, Doctor Faustus, (traduzione di Ervino Pocar)

    Alessandro Zignani è scrittore, musicologo e germanista. Ha pubblicato romanzi, monografie e saggi musicologici, vinto numerosi premi letterari e fondato la compagnia “Il Teatro delle Ombre” con la quale ha messo in scena testi dedicati a Schubert, Mahler, Beethoven e Debussy, secondo un progetto innovativo di divulgazione musicale. Ha tradotto Nietzsche, Schopenhauer, Trakl, e i poeti del Nibelungslied. Insegna Storia della Musica al Conservatorio di Como. Nel 2020 ha pubblicato, Ludwig van Beethoven. Una nuova interpretazione della vita e delle opere, Zecchini Editore.