Uto Ughi e Tamás Vásáry: Sonata Op. 12 n. 3 in mib maggiore  di Beethoven
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    Uto Ughi e Tamás Vásáry: Sonata Op. 12 n. 3 in mib maggiore di Beethoven

    Dall'oratorio del Gonfalone di Roma, 1991

    Uto Ughi e Tamás Vásáry: Sonata Op. 12 n. 3 in mib maggiore  di Beethoven

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    Rai 5 e RaiPlay ripropongono le Sonate per pianoforte e violino di Beethoven eseguite, nel 1991, all'Oratorio del Gonfalone di Roma, dal violinista Uto Ughi e dal pianista Tamás Vásáry. In questo video, la Sonata Op. 12 n. 3 in mi bemolle  maggiore.

    Questa terza sonata in mi bemolle maggiore opera 12 ha una scrittura prevalentemente pianistica. Il carattere del primo e dell’ultimo tempo è simile a quello delle due sonate precedenti, in parte ancora legata allo stile ‘galante’. È una sonata particolarmente temuta nel primo tempo, dai pianisti, per un’enorme velocità, una grande quantità di note che devono fare per mantenere il tempo voluto, mentre la tecnica violinistica ne risulta, forse, più semplice
    Uto Ughi

    Il giovane Beethoven è un apprezzabile violista e come tale si esibisce presso la corte di Bonn. Ha studiato, però, anche violino. A quel tempo, è una consuetudine per un aspirante compositore. La sua prima partitura per pianoforte e violino è del 1792-93 ed è rappresentata dalle Variazioni su Se vuoi ballare dalle Nozze di Figaro di Mozart. Quella successiva è Rondò (1793-94); le Sei Allemande (che numerosi musicologi escludono, però, dal catalogo beethoveniano) sarebbero state scritte verso il 1795-96.

    Beethoven compone le Sonate op. 12 tra il 1797 e il 1798, e le dedica ad Antonio Salieri, suo Maestro nei primi anni della seconda e definitiva permanenza a Vienna. Nel 1799, la rivista “Allgemeine Musikalische Zeitung” ne fa una recensione a dir poco spietata:

    Un ammasso senza metodo di cose sapienti: niente di naturale, niente canto, un bosco in cui si è fermati ad ogni passo da cespugli nemici, e da cui si esce esausti, senza piacere; un mucchio di difficoltà da perderci la pazienza
    da ‘Allgemeine Musikalische Zeitung’

    Il frontespizio della prima edizione delle Sonate op. 12, recita “per clavicembalo o Forte-Piano con un Violino”. Si tratta, però, di un uso puramente editoriale, generalmente seguito fino al principio del XIX secolo, e che non rivela una precisa volontà del compositore: i musicologi concordano che per Beethoven lo strumento a tastiera è il pianoforte, non il clavicembalo.

    Per le sonate per pianoforte e violino, Beethoven trae l’ispirazione da Mozart, declinando lo stato più avanzato del linguaggio verso il quale già si era spinto in altri generi.

    Si comincia con entrambi gli strumenti che, in assoluto equilibrio, suonano sia l'accordo, sia il disegno ritmico. Si prosegue con un periodo in cui l'elemento melodico è affidato al violino, mentre il pianoforte accompagna con una serie di accordi (mano sinistra) e con un movimento ritmico continuo (mano destra). Lo stesso periodo è ripetuto, ma, questa volta, il movimento ritmico continuo è affidato al violino; gli accordi, di nuovo, alla mano sinistra del pianista; la melodia alla mano destra.

    I due strumenti si sono quindi scambiati i ruoli di protagonista e di comprimario. L'elemento melodico del violino non poteva però essere trasferito ‘sic et simpliciter’ al pianoforte: il suono del violino, strumento a corde soffregate da un arco, è di intensità costante, mentre il suono del pianoforte, strumento a corde percosse da un martelletto, diminuisce rapidamente di intensità. Beethoven modifica quindi l'elemento melodico, quando lo affida al pianoforte, ‘riempiendo’ con aggiunte ritmiche i suoni lunghi che il violino teneva fermi. Questi procedimenti vengono mantenuti per tutto il primo tempo della Sonata, e sono alla base di tutta la scrittura beethoveniana per pianoforte e violino
    Piero Rattalino, musicologo


    Uto Ughi è nato nel 1944. Si è esibito per la prima volta in pubblico all'età di sette anni e ha studiato sotto la guida di George Enescu, già maestro di Yehudi Menuhin. Erede della tradizione che ha visto nascere e fiorire in Italia le prime grandi scuole violinistiche, ha suonato in tutto il mondo con le più importanti orchestre sinfoniche tra cui la Boston Symphony Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la New York Philharmonic, la Washington Symphony Orchestra e sotto la direzione di maestri quali, tra gli altri, Sergiu Celibidache, Myung-Whun Chung, Aldo Ceccato, James Colon, Carlo Maria Giulini, Lu Jia, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Kent Nagano, Krzysztof Penderecki, Georges Prêtre, Mstislav Leopol'dovič Rostropovič, Giuseppe Sinopoli.

    Tamás Vásáry, pianista e direttore d’orchestra, è nato nel 1933 in Ungheria. Ha esordito pubblicamente all’età di otto anni e ha studiato presso l'Accademia Musicale Franz Liszt di Budapest. È stato assistente di Zoltán Kodály, tra i pionieri, assieme a Béla Bartók, dell’etnomusicologia. Nel 1947, vince il primo premio al “Concorso Franz Liszt” presso l'Accademia di Budapest. Nel 1956, dopo la repressione dei moti democratici da parte dell’U.R.S.S., lascia l'Ungheria per stabilirsi in Svizzera e tra il 1960 e il 1961 esordisce nelle principali città dell'Europa occidentale. Dal 1979 al 1982, ha condiviso con Iván Fischer la direzione artistica della Royal Northern Sinfonia. Successivamente, è stato direttore principale di Bournemouth Sinfonietta e direttore ospite di molte delle principali orchestre britanniche. Nel 2012, è stato insignito della medaglia Mozart dell'UNESCO in riconoscimento del suo talento e della dedizione ai valori universali che ispirano quell’organizzazione.