Uto Ughi e Tamás Vásáry: Sonata Op. 23 n. 4 in la minore  di Beethoven
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    Uto Ughi e Tamás Vásáry: Sonata Op. 23 n. 4 in la minore di Beethoven

    Dall'oratorio del Gonfalone di Roma, 1991

    Uto Ughi e Tamás Vásáry: Sonata Op. 23 n. 4 in la minore  di Beethoven

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    Rai 5 e RaiPlay ripropongono le Sonate per pianoforte e violino di Beethoven eseguite, nel 1991, all'Oratorio del Gonfalone di Roma, dal violinista Uto Ughi e dal pianista Tamás Vásáry. In questo video, la Sonata Op. 23 n. 4 in la minore.

    Per la prima volta, nella serie di queste Sonate si manifesta la vera potenza drammatica di Beethoven. La Sonata in la minore Op. 23 si stacca completamente dallo stile ‘galante’ delle precedenti Sonate dell’opera n. 12. Qui siamo in pieno ‘Sturm und Drang’: una tensione interiore, un ‘pathos’, direi quasi schumanniano. Soprattutto espresso dal primo e dall’ultimo tempo. Infatti, entrambi finiscono quasi in sospeso, in piano
    Uto Ughi

    Beethoven compone insieme, tra il 1800 e il 1801, le Sonate op. 23 e op. 24 con il numero d'opera 23. Solamente un anno dopo, la seconda Sonata fu ripubblicata con il numero d'opera 24. Il periodico "Allgemeine Musikalische Zeitung", che tanto aveva maltrattato l’op. 12, lodò, questa volta, le due nuove sonate.

    Nelle sue prime opere Beethoven procedeva talvolta con portamento arcigno, selvaggio, cupo e aspro. Ora comincia a sdegnare gli eccessi, si spiega con maggior chiarezza e senza nulla perdere del suo carattere, diventa più amabile. Queste due Sonate, e specialmente la prima, son molto meno difficili da suonare, e dunque, più accessibili a un vasto pubblico, di molte precedenti opere di Beethoven
    da Allgemeine Musikalische Zeitung

    La rivista è destinata ad un pubblico non troppo esigente, che ascolta la musica e ne acquista le partiture per eseguirla a casa, in concerti privati. Beethoven desidera, invece, che l'ascoltatore s’impegni cerebralmente e l'esecutore tecnicamente, costringendolo ad affrontare difficoltà non alla portata di un dilettante.

    Da questa nuova prospettiva sorgono due fatti di costume che modificano nell'Ottocento il tradizionale rapporto tra musicisti e pubblico: la progressiva scomparsa della musica d'uso, e il concerto pubblico, sostenuto da professionisti per un pubblico in grandissima parte digiuno di conoscenze tecniche
    Piero Rattalino, musicologo

    La Sonata op. 23 è di rara esecuzione e presenta un carattere insolito nel panorama dell'opera di Beethoven. Il primo tempo è in movimento rapidissimo, oscuro, denso di motivi tempestosi; il secondo, né lento né scherzo, ha ricordato ad alcuni studiosi “un brano fantastico al modo di Schumann”, mentre il terzo tempo “comincia come un tema con variazioni e continua come un Allegretto di Schubert”.

    Progressivamente, Beethoven subordina i principi tecnici della scrittura alla forza dell'idea musicale e le sue prime Sonate per violino e pianoforte sono proprio l’esito di questa sua visione estetica. A lungo, la critica musicale ha reputato che in questo genere il compositore si sia attenuto ai dettami dello stile classico. Una posizione da tempo superata: la musicologia moderna riconosce che nel genere della Sonata per violino e pianoforte Beethoven esprima, invece, una produzione tutt’altro che ordinaria, che prelude ad una maturazione stilistica che avrebbe dato i suoi frutti in seguito.

    Uto Ughi è nato nel 1944. Si è esibito per la prima volta in pubblico all'età di sette anni e ha studiato sotto la guida di George Enescu, già maestro di Yehudi Menuhin. Erede della tradizione che ha visto nascere e fiorire in Italia le prime grandi scuole violinistiche, ha suonato in tutto il mondo con le più importanti orchestre sinfoniche tra cui la Boston Symphony Orchestra, la Philadelphia Orchestra, la New York Philharmonic, la Washington Symphony Orchestra e sotto la direzione di maestri quali, tra gli altri, Sergiu Celibidache, Myung-Whun Chung, Aldo Ceccato, James Colon, Carlo Maria Giulini, Lu Jia, Lorin Maazel, Zubin Mehta, Kent Nagano, Krzysztof Penderecki, Georges Prêtre, Mstislav Leopol'dovič Rostropovič, Giuseppe Sinopoli.

    Tamás Vásáry, pianista e direttore d’orchestra, è nato nel 1933 in Ungheria. Ha esordito pubblicamente all’età di otto anni e ha studiato presso l'Accademia Musicale Franz Liszt di Budapest. È stato assistente di Zoltán Kodály, tra i pionieri, assieme a Béla Bartók, dell’etnomusicologia. Nel 1947, vince il primo premio al “Concorso Franz Liszt” presso l'Accademia di Budapest. Nel 1956, dopo la repressione dei moti democratici da parte dell’U.R.S.S., lascia l'Ungheria per stabilirsi in Svizzera e tra il 1960 e il 1961 esordisce nelle principali città dell'Europa occidentale. Dal 1979 al 1982, ha condiviso con Iván Fischer la direzione artistica della Royal Northern Sinfonia. Successivamente, è stato direttore principale di Bournemouth Sinfonietta e direttore ospite di molte delle principali orchestre britanniche. Nel 2012, è stato insignito della medaglia Mozart dell'UNESCO in riconoscimento del suo talento e della dedizione ai valori universali che ispirano quell’organizzazione.