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    "E" come Evangelisti

    Il rigore scientifico dell'avanguardia

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    Per il ciclo Avanguardie `60, che si occupa del rapporto tra avanguardie artistiche e società, il 17 luglio 1979, la Rai manda in onda la puntata intitolata Per esempio Nuova Consonanza, dedicata all’omonima Associazione attorno alla quale, sul finire degli anni Cinquanta del Novecento, si erano riuniti alcuni giovani compositori con lo scopo di promuovere la musica contemporanea.

    Nella clip proposta, Franco Evangelisti, tra i fondatori del gruppo, racconta la propria formazione musicale, definendosi un “figlio di Darmstadt” - ossia degli Internationale Ferienkurse für Neue Musik che si svolgevano nella città tedesca, dedicati allo studio e alla produzione di musica d'avanguardia - e parla del libro a cui sta lavorando, Dal silenzio a un nuovo mondo sonoro.

    È il mio silenzio di compositore e anche il silenzio da cui nasce l’evento acustico
    Franco Evangelisti

    Dopo aver studiato ingegneria per alcuni anni, Franco Evangelisti (Roma, 1926 - 1980) decide, nel 1948, di dedicarsi completamente alla musica, intraprendendo gli studi di composizione e di pianoforte. Gli anni Cinquanta del Novecento segnano in maniera decisiva la sua vicenda artistica. È allora che dà inizio ai viaggi in Germania per frequentare regolarmente, fino al 1962, i corsi di Darmstadt, dove matura la convinzione che l’orizzonte musicale italiano sia limitato e abbia bisogno di un deciso ampliamento. In quegli stessi anni, frequenta anche la Musikhochschule di Friburgo per seguire la Meisterklass für Komposition tenuta da Harald Genzmer.

    A Darmstadt, Evangelisti s’interessa, in modo particolare, alle teorie compositive di Werner Meyer-Eppler (1913-1960), studioso di acustica sperimentale e di fonetica, che, nel 1949, aveva pubblicato un libro sulla produzione di musica con mezzi puramente elettronici, e alla musica aleatoria, cioè a quei procedimenti compositivi basati sull’indeterminazione, sull’affidamento “al caso”, e a esecuzioni in cui gli interpreti sono chiamati, nel momento stesso della performance, a partecipare alle scelte compositive.

    Tra le opere di Franco Evangelisti vanno ricordate: 4! piccoli pezzi per violino e pianoforte (1954); Ordini (1955); Proiezioni sonore per pianoforte (1956); Due conversari per oboe concertante, archi e percussione (1956); Incontri di fasce sonore (la sua prima composizione elettronica, 1956); Proporzioni, strutture per flauto solo dedicata a Severino Gazzelloni (1958); Aleatorio per quartetto d’archi (1959); Spazio a 5 per quattro gruppi di percussioni, voci e accorgimenti elettronici (1961); Die Schachtel, azione mimoscenica per mimi, proiezioni e orchestra da camera (prima esecuzione a Davis, California, 1966).

    Franco Evangelisti appartiene all’avanguardia che più legittimamente si può definire sperimentale, nel senso che la sua esperienza si caratterizza per la forte componente di speculazione scientifica sulle nuove possibilità non tanto di ‘suono’, quanto di articolazione strutturale, condotta con criteri estremamente rigorosi
    Armando Gentilucci, musicologo

    Nel 1962, Evangelisti abbandona la composizione per dedicarsi esclusivamente alla ricerca teorica, lasciando allo stato di abbozzo Campi integrati (iniziata nel 1959), e Condensazioni, strutture intercambiabili per orchestra; incompiute restano anche Metamere per orchestra e il lavoro teatrale Il sogno di Flamel.

    Poco prima della sua morte prematura, ritorna alla composizione con una rielaborazione di Campi integrati in una versione per strumenti tradizionali dal titolo Campi integrati n. 2, gioco per nove strumenti.

    Nuova Consonanza
    Mario Bertoncini, Mauro Bortolotti, Aldo Clementi, Antonio De Blasio, Franco Evangelisti, Domenico Guaccero, Egisto Macchi, Daniele Paris e Francesco Pennisi fondano, intorno al 1959, Nuova Consonanza, un’associazione che si prefigge lo scopo, soprattutto per mezzo di una regolare attività concertistica, di far conoscere la musica colta contemporanea. Il nome, che allude all´esigenza di aggiornamento permanente e al desiderio di valorizzare le avanguardie europee, viene suggerito loro da Alberto Pironti, critico e storico della musica, che, con Mario Bortolotto, nel 1966, avrebbe dato vita alla celebre rivista “Lo spettatore musicale”.

    È stato costituito a Roma il gruppo Nuova Consonanza […], in considerazione della rilevata carenza delle organizzazioni ufficiali, che non solo mancano al compito di porsi a guida della vita musicale contemporanea, ma chiudono, per espressa disposizione, ogni sbocco per la musica più impegnata. Nuova Consonanza vuole promuovere attraverso le sue manifestazioni (esecuzioni, conferenze, dibattiti, etc.) la conoscenza più viva di tale musica e riuscire quindi da stimolante per un ampio pubblico
    Dalla presentazione del gruppo, comparsa nel numero del 24 febbraio 1962 de ‘Il Punto della Settimana’

    Tra i membri del movimento, nato attorno alla rivista "Ordini”, non c’è una granitica uniformità di pensiero: sono personalità musicalmente anche molto discordanti, che condividono, però, un duplice intento: svecchiare la musica in Italia e diffondere la musica contemporanea anche tra i giovani e nelle realtà più periferiche.

    Ad ospitare la prima iniziativa pubblica di Nuova Consonanza è il Ridotto del Teatro Eliseo di Roma. È il 2 marzo 1962, quando musicisti e appassionati si riuniscono in quella sala per ascoltare lavori di Herbert Eimert, Karlheinz Stockhausen, Gottfried Michael Koenig, György Ligeti, Herbert Brün, Mauricio Kagel, Josef Anton Riedl e Franco Evangelisti, che introduce anche la serata con una conferenza dal titolo Dieci anni di musica elettronica: un punto.

    All’inizio, le attività di Nuova Consonanza sono contraddistinte più da appassionate discussioni teoriche (il fenomeno aleatorio, la sinergia tra le diverse espressioni artistiche, l’attenzione per le nuove tecnologie elettroniche) che da una programmazione concertistica regolare, che prende il via, invece, nel 1963, coinvolgendo, oltre a quelli del primo appuntamento romano e agli stessi fondatori del gruppo, personaggi come Luigi Nono, Luciano Berio, Bruno Maderna, Dieter Schnebel, Niccolò Castiglioni, Franco Donatoni, Sylvano Bussotti.

    All’attività concertistica si affianca, comunque e sempre, quella di riflessione: Mario Bortolotto, Pierre Boulez, Massimo Cacciari, Diego Carpitella, Enrico Fubini, Emilio Garroni, Francesco Giannattasio, Michel Imberty, Heinz Klaus Metzger, Luigi Pestalozza, Karlheinz Stockhausen e altri musicologi, musicisti e filosofi pubblicano testi originali, editi da Nuova Consonanza.

    Il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza
    Nuova Consonanza dà vita anche a numerose filiazioni. Quella di maggior rilievo è, probabilmente, il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza (GINC), che nasce nel 1964 per volontà di Franco Evangelisti. Il compositore romano coinvolge nel progetto anche diversi musicisti stranieri: Larry Austin, John Eaton, John Heineman, Roland Kayn, William O. Smith, Ivan Vandor.

    In alcune conferenze tenute a Brema e Amburgo nel 1959, epoca in cui si scatenò la famosa polemica sulla validità dell´opera aperta, parlai dei limiti che questa portava in sé e della possibilità dei suoi ultimi sviluppi. Dovendo l´interprete completare nell´esecuzione gli schemi che il compositore forniva, io dissi, sarebbe stato necessario l´avvento di un nuovo tipo di esecutore che fosse anche compositore, in modo che potesse legare certi elementi musicali che, in esecuzioni date da interpreti di tipo tradizionale, vengono resi schiavi da una prassi che tale tipo di esecutore porta con sé. […]
    Franco Evangelisti

    Il GINC, oltre a essere l´unico gruppo di improvvisazione formato esclusivamente da compositori-esecutori, ribalta l´asserzione base dell´opera aperta (l´esecutore che diventa compositore), trasformando il compositore in esecutore, per mezzo di una fusione permanente tra l´atto della scrittura e quello del suonare.

    Nel 1967, a Evangelisti, Heineman e Kayn (gli altri hanno abbandonato il gruppo) si uniscono Mario Bertoncini, Walter Branchi, Ennio Morricone e Ivan Vandor. L’anno successivo, con l’arrivo di Macchi e l’uscita di Kayn, il GINC si presenta nella formazione che lo condurrà alla sua fase di massima espansione e fama.