Miles Davis a 100 anni dalla nascita
Intervista a Stefano Zenni
Trombettista, compositore, band leader, Miles Davis (1926-1991), che avrebbe compiuto 100 anni, è stato uno dei musicisti più influenti, innovativi e carismatici del XX secolo, attraversando e trasformando da protagonista quasi ogni fase cruciale del jazz moderno.Non suonare quello che c'è, suona quello che non c'è
Miles Davis
La sua carriera, durata oltre quarant'anni, è stata una costante ricerca del nuovo, un rifiuto categorico della nostalgia e della ripetizione. Dagli esordi nel bebop accanto a Charlie Parker fino alle sperimentazioni elettriche e d'avanguardia degli anni Settanta e Ottanta, passando per il cool, l’hard bop, il jazz modale, Davis non si è limitato a seguire l'evoluzione della musica afroamericana: l'ha guidata, ridefinendone i confini estetici, tecnici e culturali.
Valutare l'impatto di Miles Davis sulla cultura contemporanea significa andare oltre i confini del genere jazz. Davis ha incarnato la figura dell'artista totale, in costante mutamento.
Il suo contributo si articola su tre livelli fondamentali:Ci vuole molto tempo per imparare a suonare come te stesso
Miles Davis
L'innovazione strumentale
Davis ha ridefinito il modo di suonare la tromba. Laddove la tradizione esaltava la velocità, il virtuosismo e i registri acuti, lui ha imposto l'economia di note, l'uso drammatico del silenzio, l'esplorazione del registro medio e la ricerca di un suono intimo e confidenziale. La sua capacità di far parlare lo strumento, rendendolo simile alla voce umana, rimane ineguagliata.
Il ruolo di band leader e talent scout
La grandezza di Davis risiede anche nella sua straordinaria abilità nel riconoscere il talento altrui e nel saperlo valorizzare all'interno di un progetto collettivo. Quasi tutti i grandi innovatori del jazz dagli anni Cinquanta in poi sono passati attraverso le sue formazioni. Davis non soffocava i suoi musicisti; al contrario, creava le condizioni ideali affinché potessero esprimere il massimo della loro creatività, spingendoli oltre i loro limiti protettivi.
L'impatto culturale e politico
In un'America segnata dalle tensioni razziali, Davis è stato un simbolo d'orgoglio e d’indipendenza per la comunità afroamericana. Con il suo stile impeccabile, il suo rifiuto di compiacere il pubblico bianco con sorrisi o atteggiamenti servili sul palco e la sua pretesa di veder riconosciuta la propria musica come "Musica Classica Americana" (rifiutando spesso l'etichetta stessa di "jazz"), Davis ha ridefinito la percezione sociale dell'artista nero, elevandolo a icona di stile e di avanguardia intellettuale.
La sua musica non è mai stata un museo di forme cristallizzate, ma un organismo vivente in continua evoluzione. A cento anni dalla sua nascita e a trentacinque dalla scomparsa, i suoi album continuano a essere studiati, ascoltati e presi come punto di riferimento da musicisti di ogni estrazione.
In questa intervista Stefano Zenni, storico del jazz, esplora sinteticamente la straordinaria produzione musicale di Miles Davis, analizzando come il suo stile unico e la sua personalità abbiano lasciato un'impronta indelebile nella storia della musica mondiale.Non voglio che la mia musica sia un museo
Miles Davis
Stefano Zenni è uno dei più noti musicologi in ambito afroamericano. E’ titolare della cattedra di Storia del jazz presso il Conservatorio di Bologna.
Dirige dal 2023 il Torino Jazz Festival, di cui è già stato direttore dal 2013 al 2017. Ha diretto per 27 anni (1998-2025) MetJazz presso la Fondazione Teatro Metastasio di Prato.
E’ autore di libri su Louis Armstrong, Herbie Hancock, Charles Mingus, oltre a I segreti del jazz e la vasta Storia del jazz. Una prospettiva globale (n uovaedizione 2025) e Che razza di musica. Jazz, blues, soul e le trappole del colore.
Tiene con successo conferenze divulgative in tutta Italia, tra cui da 11 anni le Lezioni di jazz presso la Fondazione Musica per Roma.
E’ stato a lungo collaboratore di "Musica Jazz" e del "Giornale della Musica". Collabora con le enciclopedie Treccani, con il Grove Dictionary of Jazz ed è curatore jazz del DEUMM Online. E’ stato candidato ai Grammy Awards come autore delle migliori note di copertina. Da oltre trent'anni collabora con Rai Radio3.