Le note di sala del terzo concerto di RaiNuovaMusica - stagione 2025/2026

Le note di sala del terzo concerto di RaiNuovaMusica - stagione 2025/2026

16 aprile 2026, Auditorium Rai Torino ore 20.30

Le note di sala del terzo concerto di RaiNuovaMusica - stagione 2025/2026
Federico Gardella (1979)
A tempest, per orchestra (2026)

Presente da tempo con esecuzioni firmate da direttori, complessi e solisti autorevoli in molte stagioni e festival importanti, in Italia come in Giappone, negli Stati Uniti come in Francia, in Austria come in Spagna e in tanti altri paesi, Federico Gardella è un musicista al tempo stesso curioso e coerente, capace di spaziare fra i generi più diversi, dal teatro alla musica sinfonica e da camera e al cinema, impiegando linguaggi molto moderni ma consapevoli della tradizione. A una formazione solida come pianista ne ha affiancato una non meno impegnativa come compositore: ha studiato con Sonia Bo, Alessandro Solbiati e Azio Corghi, e afferma di dover molto all’incontro con uno dei grandi di oggi, Toshio Hosokawa. Attualmente è a sua volta insegnante. Ha cominciato a comporre prestissimo, e adesso ha al suo attivo due opere, Else, rappresentata al Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano nel 2021, e Una promessa infranta che andrà in scena in agosto al Teatro Caio Melisso per la stagione d'opera del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, e una produzione molto ricca di musica strumentale. Rai NuovaMusica ha già presentato nel 2014 un suo lavoro, Mano d'erba. Adesso torna a ospitare la sua musica con la prima esecuzione assoluta di A tempest, una partitura breve e intensa per grande orchestra, che Federico Gardella presenta così:
Ognuno di noi è la propria tempesta. Con in mente questo pensiero ho iniziato a scrivere A tempest. Ho provato a dare un suono alla vertigine del caos, a questa materia senza forma (o meglio: a questa materia che ci chiede di inventare una forma, ogni volta che l’ascoltiamo). Ma la materia è un’eccedenza, è la forma che stiamo immaginando, ma anche tutte le altre (a cui non avremmo mai pensato prima). Quando ho iniziato a scrivere A tempest non sapevo dove mi avrebbe portato questo viaggio. Non lo sapevo perché mi piace pensare a un pezzo musicale come a un analogon di un pezzo di vita: non sai mai come andrà a finire. La strada si definisce dietro ogni curva, piega dopo piega, l’imprevisto è una danza che si apprende col tempo. Una danza, appunto: così si chiude A tempest. Una danza lenta, spoglia (un violino, un contrabbasso, la percussione) era il destino di questa materia. Così tumultuosa, così fragile

Wolfgang Rihm (1952-2024)
Sinfonia Nähe Fern, per baritono e orchestra (2011 - 2012)

Wolfgang Rihm è stato uno dei compositori più importanti, personali e in vista attivi tra l’ultimo quarto del Novecento e il primo di questo secolo. Forse la sua importanza e la sua notorietà si devono proprio all’originalità delle sue scelte stilistiche: compositore moderno a tutti gli effetti, ha saputo mantenere un rapporto con la tradizione storica che lo ha reso diverso, dunque più personale, rispetto ad altri più schierati sul fronte delle avanguardie. Una solidità tecnica senza molti termini di confronto gli ha consentito di dar vita, in circa cinquant’anni di attività, a una mole senz’altro imponente di composizioni, spesso destinate a rimanere per un certo tempo aperte, e di essere rivedute e rielaborate più volte. 
Giusto al suo rapporto intenso e attivo con la storia hanno fatto appello il Festival di Lucerna, con il quale Rihm ha svolto una collaborazione lunga e intensa, e l’Orchestra Sinfonica di Lucerna; che gli commissionarono per la stagione 2011-2012 una serie di quattro pezzi per orchestra, ciascuno dei quali inteso come introduzione a una delle sinfonie di Johannes Brahms eseguite in altrettanti concerti dal direttore principale James Gaffigan. Il confronto ripetuto con Brahms ha offerto a Rihm un’occasione senza uguali: creare per quattro volte una composizione del tutto nuova, nutrendola però con la memoria di un capolavoro conosciuto e amato un po’ da tutti. Ovviamente un compositore vulcanico come lui non poteva accontentarsi di un semplice assemblaggio di citazioni più o meno esplicite e  rielaborazioni più o meno spinte, nella dimensione elegante e sofisticata di un “d’après”, come quelli prodotti nel Novecento da Pablo Picasso o, in tutt’altro clima, da Andy Warhol in campo figurativo, o in musica delle rivisitazioni neoclassiche di Igor Stravinskij. A Rihm le sinfonie di Brahms si presentavano come opere definite e storicizzate, a ognuna delle quali fornire una premessa che fosse anche un commento, capace di tradurre in suono una sua reazione, connessa al testo storico in qualche caso da una citazione magari nascosta, in altri semplicemente scaturita dalla lettura e dall’ascolto. Sempre, comunque, vivendo questo rapporto con la consapevolezza di una diversità che è anche e soprattutto lontananza da un oggetto forse inafferrabile, certo irripetibile.

Ognuno dei quattro pezzi era intitolato Nähe fern, ma con una numerazione progressiva corrispondente alla sinfonia di Brahms alla quale si riferiva: Nähe fern 1  per la Prima sinfonia, Nähe fern 2 per la Seconda, e avanti così. Il titolo era stato suggerito a Rihm da una poesia di Johann Wolfgang von Goethe, Dämmrung senkte sich von oben, da lui musicata per voce e pianoforte nel 2004 seguendo le orme appunto di Brahms, che nel 1873 ne aveva pubblicato una sua interpretazione nei Lieder und Gesänge Op. 59.
L’idea della “vicinanza (Nähe) lontana (fern)” corrispondeva esattamente al contenuto e al senso del suo lavoro, che vedeva nascere il “qui e ora” di una composizione sotto il segno di un passato che poteva considerarsi ormai remoto, per la differenza dei momenti storici e delle culture più ancora che per la distanza nel tempo effettiva.
Giunta al termine, l’impresa aveva dato vita a una vera e propria sinfonia in quattro movimenti, specchio ridotto della coerenza segreta ma effettiva fra le quattro sinfonie di Brahms, viste come un ciclo del quale riunire e riassumere il commento moderno che ne era conseguenza. Fu logico quindi riunire i i quattro pezzi in un’unica Symphonie "Nähe fern", nella quale inserire al secondo posto, portando a cinque il numero complessivo dei movimenti, il Lied goethiano, orchestrato per l’occasione, per ribadire appunto il significato del titolo che ne derivava. La partitura così completata fu eseguita per la prima volta il 20 agosto 2012 nel corso del Festival di Lucerna, sempre da Gaffigan e dalla LSO, con la partecipazione dello stesso baritono Hans Christoph Begemann che ascoltiamo in questo concerto, e da loro registrata in CD.

Il risultato definitivo fu ancora una volta aperto. Possiamo considerare Nähe fern come una serie di quattro pezzi brevi per grande orchestra eseguibili separatamente: magari appunto impiegando questo o quello come introduzione alla sinfonia di Brahms alla quale fa riferimento, oppure semplicemente confidando che la cultura e la memoria dell’ascoltatore rovesciando l’ossimoro di Goethe possa sentire “vicino” il capolavoro lontano nel tempo. Accanto a questi un Lied con orchestra, che potrebbe convivere in uno stesso programma con uno o più dei quattro Nähe fern oppure tener compagnia a una scelta di Lieder sinfonici di Gustav Mahler o di Richard Strauss. In alternativa, una grande composizione unitaria in cinque tempi, appunto una sinfonia, forse più rapportabile a quelle di Mahler che non a quelle di Brahms per il numero dei movimenti e per la presenza della voce, alla quale dedicare una corposa seconda parte del programma come nel concerto di stasera; ancora una volta con Brahms presente solo nella memoria, riconoscendolo come punto di partenza ma non cercandolo per forza fra i suoni disposti da Rihm. Aperta l’opera, aperto l’ascolto.

Nähe fern 1 è un Adagio con qualche cambiamento di tempo qua e là e con l’inserzione di un breve Allegretto, tipica indicazione brahmsiana, sostanzialmente ispirato a un decadentismo spinto: forse più vicino ai turbamenti di Mahler che non a Brahms, del quale sembra voler cogliere la proiezione verso il futuro, e verso un futuro incerto e drammatico, oltre che l’aggancio positivo ai valori del passato che siamo soliti riconoscere nella Prima sinfonia. Il flusso denso delle proposte melodiche è interrotto da momenti intensi e appassionati, come nel capolavoro lontano che evoca.
Interrompe la serie degli omaggi a Brahms la versione sinfonica di Dämmrung senkte sich von oben. Il rimando più immediato potrebbe essere ancora a Mahler, e specificamente ai Lieder per orchestra o orchestrati. La poesia di Goethe, pubblicata nel 1830 nella raccolta Chinesisch-deutsche Jahres- und Tageszeiten (Stagioni e ore tedesco-cinesi), declina il tema del crepuscolo e della notte con riferimenti alla poesia cinese che non possono non ricordarci Il canto della terra, penultimo capolavoro di Mahler. Rihm lo riveste di suoni in uno stile prevalentemente sillabico: la voce del baritono è circondata da un’orchestra sensibilmente ridotta rispetto a quella dei quattro Nähe fern.

La Seconda sinfonia a volte è definita “la Pastorale di Brahms”, come se in un’ipotetica prosecuzione dell’esperienza di Ludwig van Beethoven si potesse riconoscervi un momento di distensione relativa, in qualche modo simile a quello rappresentato dalla Sesta. Forse anche Rihm si trova su questa linea: sta di fatto che senza citare espressamente la Seconda di Brahms, come questa Nähe fern 2 si tiene su linee meno drammatiche risultando la più leggera e scorrevole delle quattro introduzioni. In qualche modo sembra proseguure le proposte espressive del Lied che la precede, alternando i soli di qualche prima parte alle sonorità corpose delle zone affidate a tutta la grande orchestra, in un clima genericamente naturalistico e, appunto, pastorale.
Per Nähe fern 3 Rihm sceglie un approccio molto diretto alla Terza di Brahms, ripetendone il clima e costellandola di citazioni immediatamente riconoscibili. Ancora una volta il percorso emotivo è mutevole, concentrando in pochi minuti le situazioni più diverse, e passando da momenti più densi, affermativi o drammatici, ad altri nei quali la presenza del passato è percepita costantemente ma è anche, appunto, “lontana”, quasi un paradiso perduto da evocare con nostalgia, indugiando su melodie che la strumentazione scarnifica e rende quasi fragili.

La conclusione del ciclo e della sinfonia completa fa definitivamente i conti con il passato. Se la Quarta fu per Brahms il sigillo di un esperienza compiuta, irripetibile per lui stesso come per la storia della quale si sentiva interprete, per Rihm Nähe fern 4 è un punto di arrivo, nel quale rileggere sia Brahms e le sue sinfonie sia un po’ tutto quello che è successo dopo nella storia della musica. Citato in modo ora più ora meno riconoscibile il tema principale del primo tempo della Quarta si confronta con un tessuto armonico più complesso e moderno. Ancora una volta, forse più decisamente che nel resto di Nähe fern, possiamo sentirci in presenza tanto di un pezzo capace di star da solo, o di far da premessa a un’opera altrui con tutti i collegamenti del caso, quanto dell’ultimo movimento di una sinfonia. Una molteplicità di letture possibili che considerando il senso di tutta la produzione di Wolfgang Rihm potrebbe essere vista anche come un autoritratto: se voluto o inconsapevole non sta a noi decidere.

Daniele Spini

Biglietti per il concerto disponibili online