Lettera 22: Compasso d'Oro per Adriano Olivetti
La portatile più venduta al mondo
Questo breve servizio Rai (TGR Piemonte, 2020) è stato realizzato in occasione del conio da parte della Zecca di Stato (Ministero dell’Economia e delle Finanze) di una moneta in argento dedicata alla storica “Lettera 22” (1950), per la “Serie Eccellenze Italiane”.
La mitica macchina portatile prodotta da Olivetti nell’immediato Dopoguerra viene premiata con il “Compasso d’Oro” nel 1954, entra nelle collezioni permanenti del MoMA (Museum of Modern Art) di New York e nel 1959 viene scelta dall’Illinois Technology Institute come il miglior prodotto di design degli ultimi 100 anni.
Giovanni Pintori, manifesto per “Olivetti Lettera 22”, 1952
Nei primi modelli, il tasto tabulatore era presente solo nella versione più costosa e tra i tasti di scrittura mancava il numero uno, che si scriveva con la lettera “l” (elle) e lo zero, ottenuto con la “O” maiuscola. Tra le mancanze, piuttosto comuni nelle vecchie macchine per scrivere dell’epoca, anche i tasti per le vocali accentate maiuscole, sostituite con la battuta di un apostrofo.
Infatti, illustri scrittori e giornalisti, tra cui Indro Montanelli, Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino ed Enzo Biagi, faranno della “Lettera 22” un inseparabile compagna di viaggio, a cui non rinunceranno neppure con l’arrivo della scrittura elettronica.
FOTO DI COPERTINA
Giovanni Pintori, dettaglio manifesto per “Olivetti Lettera 22”, 1952
La mitica macchina portatile prodotta da Olivetti nell’immediato Dopoguerra viene premiata con il “Compasso d’Oro” nel 1954, entra nelle collezioni permanenti del MoMA (Museum of Modern Art) di New York e nel 1959 viene scelta dall’Illinois Technology Institute come il miglior prodotto di design degli ultimi 100 anni.
Disegnata nel 1950 dall'architetto e designer Marcello Nizzoli, collaboratore Olivetti fin dal 1938, “Lettera 22” fu progettata dell'ingegnere Giuseppe Beccio. I due concepirono una macchina portatile che permettesse di scrivere ovunque, in camera d'albergo, in treno o su una panchina: infatti, pesava meno di quattro chili e grazie ad un design rivoluzionario dalla forma appiattita, fino ad allora sconosciuta, poteva entrare agilmente in una valigia.Per la prima volta, una macchina da scrivere entra nelle abitudini degli italiani sostenuta da un prezzo conveniente, pari all’incirca a una mensilità di paga operaia e da vivaci campagne pubblicitarie
La macchina montava una tastiera in bachelite, sostituita dalla plastica nella seconda versione ed era incorporata in una carrozzeria in alluminio, inizialmente color beige, tinta alla quale si aggiungerà il verde, il rosa e l’azzurro pastello chiaro.Lettera 22” penetra lentamente nel mercato di massa, diventa icona di uno stile e strumento di vita quotidiano
Giovanni Pintori, manifesto per “Olivetti Lettera 22”, 1952Nei primi modelli, il tasto tabulatore era presente solo nella versione più costosa e tra i tasti di scrittura mancava il numero uno, che si scriveva con la lettera “l” (elle) e lo zero, ottenuto con la “O” maiuscola. Tra le mancanze, piuttosto comuni nelle vecchie macchine per scrivere dell’epoca, anche i tasti per le vocali accentate maiuscole, sostituite con la battuta di un apostrofo.
Olivetti, che puntò moltissimo sulla pubblicità di questa macchina, affidò a Giovanni Pintori la campagna pubblicitaria per attirare potenziali clienti sottolineandone le principali caratteristiche: facilità all’uso, solidità e leggerezza. Ma l’obiettivo principale fu di esaltare il valore culturale della “Lettera 22” attraverso l’idea di un dono intelligente, di un regalo che rendesse soddisfatto il destinatario e qualificato il donatore.Lettera 22”: “leggera come una sillaba, completa come una frase”
Infatti, illustri scrittori e giornalisti, tra cui Indro Montanelli, Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino ed Enzo Biagi, faranno della “Lettera 22” un inseparabile compagna di viaggio, a cui non rinunceranno neppure con l’arrivo della scrittura elettronica.
FOTO DI COPERTINA
Giovanni Pintori, dettaglio manifesto per “Olivetti Lettera 22”, 1952