Angelo Maria Petroni, Aspen Institute Italia

Scienza, arte e libertà della ricerca

Lunedì 4 maggio 2026, in occasione della giornata di studi promossa dall’Aspen Institute Italia in collaborazione con l’American Academy in Rome dal titolo The Past, Present, and Future of Research: What Humanists, Artists, and Scientists Can Learn From Each Other, (Il passato, il presente e il futuro della ricerca: cosa possono imparare gli umanisti, gli artisti e gli scienziati gli uni dagli altri) abbiamo incontrato Angelo Maria Petroni, Segretario Generale di Aspen Institute Italia, per approfondire il rapporto tra ricerca scientifica, arti e innovazione.

Petroni ha ribadito con forza una delle priorità storiche dell’Aspen Institute Italia: la difesa e il sostegno alla ricerca scientifica pura, quella non immediatamente finalizzata a risultati applicativi o tecnologici. In un contesto internazionale in cui gli investimenti in ricerca e sviluppo tendono a privilegiare sempre più l’innovazione pratica rispetto alla scienza di base, Petroni ha sottolineato come il vero progresso nasca proprio dalle intuizioni teoriche. Senza figure come Albert Einstein o Max Planck, ha osservato, molte delle tecnologie contemporanee semplicemente non esisterebbero. Finanziare solo applicazioni immediate, trascurando la ricerca fondamentale, significherebbe quindi limitare il progresso futuro.

Secondo Petroni, la conoscenza scientifica non è solo uno strumento, ma ha un valore proprio, indipendente dalle sue applicazioni. Da questa idea nasce anche la sua riflessione sul legame tra scienza e arte: due ambiti spesso considerati separati, ma in realtà profondamente intrecciati e in costante dialogo tra loro. Dall’architettura classica fondata sulle proporzioni matematiche fino alla prospettiva rinascimentale, arte e scienza hanno storicamente dialogato e si sono alimentate reciprocamente. Petroni richiama anche il caso di Galileo Galilei, la cui immaginazione scientifica trovava ispirazione nella struttura narrativa dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto.

Un altro punto centrale emerso dall’incontro riguarda il contesto comune necessario alla fioritura di entrambe: libertà intellettuale e culturale. Dove manca libertà, sostiene Petroni, soffrono tanto la produzione artistica quanto l’avanzamento scientifico.

Petroni evidenzia come gli scienziati possano insegnare agli artisti il valore della disciplina e della struttura, mentre gli artisti possono ricordare agli scienziati l’importanza della creatività senza limiti. Ogni innovazione autentica nasce infatti dalla capacità di superare regole esistenti, ma solo conoscendole profondamente.

Riguardo all’intelligenza artificiale, Petroni adotta una posizione lucida ma prudente: l’AI rappresenta oggi uno straordinario strumento di supporto, capace di accelerare processi complessi come la ricerca biologica o l’analisi di grandi quantità di dati, ma non sostituisce la capacità umana di produrre idee radicalmente nuove. L’attuale AI generativa, sostiene, rielabora in modo sofisticato conoscenze pregresse, senza ancora possedere una vera capacità creativa autonoma. Per questo motivo, avverte, sarebbe pericoloso spostare eccessivamente risorse dalla ricerca scientifica fondamentale verso applicazioni tecnologiche di immediata resa.

Petroni invita a preservare e rafforzare l’equilibrio tra scienza pura, innovazione tecnologica e creatività artistica, ricordando che il futuro della conoscenza dipende dalla capacità di mantenere aperto il dialogo tra discipline diverse. Un messaggio particolarmente significativo nel contesto della collaborazione tra Aspen Institute e American Academy in Rome, due istituzioni accomunate dalla convinzione che il sapere, in tutte le sue forme, rappresenti uno dei pilastri essenziali del progresso umano.