Tino Sehgal, artista
Oltre la ricerca: l'arte come indagine
Lunedì 4 maggio 2026, in occasione della giornata di studi promossa dall’Aspen Institute Italia in collaborazione con l’American Academy in Rome, dal titolo The Past, Present, and Future of Research: What Humanists, Artists, and Scientists Can Learn From Each Other (Il passato, il presente e il futuro della ricerca: cosa possono imparare umanisti, artisti e scienziati gli uni dagli altri), abbiamo incontrato Tino Sehgal, artista tedesco noto per un’arte immateriale e performativa, basata su situazioni costruite nel presente piuttosto che su oggetti o opere fisiche.
Sehgal riflette sulla differenza tra ricerca e indagine. Critica l’idea di ricerca come processo accademico rigido e protocollare, proponendo invece l’“inquiry” come pratica aperta, meno strutturata e più esplorativa.
In questo senso, anche il suo lavoro artistico si basa sull’indagine: non produce oggetti, ma situazioni ed esperienze che emergono senza seguire i modelli standard della ricerca accademica. Questo approccio gli permette di sviluppare il proprio lavoro in modo più libero rispetto ai metodi tradizionali di applicazione del sapere.
Nel complesso, l’approccio di Sehgal si colloca al di fuori delle categorie tradizionali delle arti visive. La sua pratica non si fonda sulla produzione di oggetti, ma sulla creazione di situazioni effimere, attivate nel presente e destinate a esistere solo nell’esperienza diretta dello spettatore.
Il lavoro dell'artista mette in discussione non solo i confini tra arte e conoscenza, ma anche le modalità stesse di produzione del sapere nell’ambito artistico. L’idea di indagine diventa così un principio operativo: un modo di lavorare che privilegia il processo rispetto al risultato, l’esperienza rispetto alla forma e l’apertura rispetto a un metodo prestabilito.
Sehgal riflette sulla differenza tra ricerca e indagine. Critica l’idea di ricerca come processo accademico rigido e protocollare, proponendo invece l’“inquiry” come pratica aperta, meno strutturata e più esplorativa.
Per Sehgal, figure come Galileo e Leonardo non si definivano artisti o scienziati, ma semplicemente “indagatori”, cioè persone che seguivano il processo della conoscenza senza un metodo fisso.
In questo senso, anche il suo lavoro artistico si basa sull’indagine: non produce oggetti, ma situazioni ed esperienze che emergono senza seguire i modelli standard della ricerca accademica. Questo approccio gli permette di sviluppare il proprio lavoro in modo più libero rispetto ai metodi tradizionali di applicazione del sapere.
Nel complesso, l’approccio di Sehgal si colloca al di fuori delle categorie tradizionali delle arti visive. La sua pratica non si fonda sulla produzione di oggetti, ma sulla creazione di situazioni effimere, attivate nel presente e destinate a esistere solo nell’esperienza diretta dello spettatore.
Il lavoro dell'artista mette in discussione non solo i confini tra arte e conoscenza, ma anche le modalità stesse di produzione del sapere nell’ambito artistico. L’idea di indagine diventa così un principio operativo: un modo di lavorare che privilegia il processo rispetto al risultato, l’esperienza rispetto alla forma e l’apertura rispetto a un metodo prestabilito.