Un giorno lungo un anno. 17 febbraio 1977

Diario Civile

Il 1977 è un anno terribile per l’Italia, sono gli anni di piombo, segnati dalla violenza diffusa negli ambienti di lavoro, nelle scuole e in molti luoghi della vita sociale. Le Università italiane sono in fermento. Partita dall’ateneo di Palermo, la prima occupazione si allargherà in breve tempo a tutte le maggiori Università del paese. Il progetto di riforma universitaria del governo Andreotti è letta dagli studenti come un passo all’indietro, un pretesto che porterà ad una contestazione ampia e radicale. L’effetto più singolare fu espresso da un episodio violento avvenuto il 17 febbraio 1977, durante una manifestazione sindacale della CGIL a Roma, denominato in seguito come cacciata di Lama.
Il movimento studentesco universitario, in agitazione contro la circolare del ministro Malfatti, che vietava di dare più di un esame nella stessa materia, vedeva il decreto come una controriforma rispetto alla liberalizzazione dei piani di studio sancita nel 1968. All’inizio di febbraio, un gruppo di fascisti irrompe alla Sapienza, sparano colpi di arma da fuoco e feriscono uno studente di lettere, mentre l’Università è presto occupata.

Il 15 febbraio l’annuncio del comizio di Luciano Lama, segretario della CGIL , è considerato dagli studenti una provocazione. L’intento del PCI è quello di porre fine all’occupazione dopo il comizio, ma la mattina del 17 febbraio, a La Sapienza, il clima appare subito preoccupante. L’ordine si sicurezza della CGIL ha già bonificato l’area di piazza della Minerva, cancellando le scritte I Lama stanno in Tibet, espressione forte contro il segretario nazionale. Poche ore più tardi, due schieramenti in prossimità della piazza si sono già formati. Da una parte c’è il servizio d’ordine della Federazione Unitaria e altri della Federazione del Pci, dall’altra, gruppi di giovani vicini a posizioni extraparlamentari, gli indiani metropolitani, i collettivi studenteschi e il gruppo di Autonomia. Le provocazioni scambiate da entrambe le parti si fanno sempre più gravi. Lo scontro fra studenti e operai sfocia in una vera e propria rissa.

Da un lato gli indiani metropolitani, criticano la linea sindacale imposta da Lama alla CGIL, dall’altra il servizio d’ordine di PCI e FGCI con un atto di forza, scaricherà sulla folla un estintore. L’episodio darà il via allo scontro definitivo fra i due schieramenti. Qualche ora più tardi gli studenti sgomberano l’università per evitare ripercussioni con le forze dell’ordine.

 Luciano Lama ne esce miracolosamente indenne, protetto dal servizio d'ordine della CGIL. Sebbene la vicenda abbia avuto una considerazione minore, per via della fortunata assenza di vittime, il fatto ebbe tuttavia un peso simbolico di importanza politica soprattutto per l’ampia diffusione sui mezzi di comunicazione.