Don Giuseppe Diana

Un sacrificio per una comunità

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19 marzo 1994, alle 7.20 di mattina a Casal di Principe un sicario colpisce a morte a trentasei anni Don Giuseppe Diana all’interno della sua stessa parrocchia, mentre si preparava per la messa. L’omicidio ha da subito tutti i caratteri dell’esecuzione di stampo camorristico e assume una risonanza talmente ampia che induce anche il Papa Giovanni Paolo II a proclamare un messaggio di cordoglio durante l’Angelus. Il sacerdote, nativo proprio di Casal di Principe, diventa parroco della Chiesa di San Nicola di Bari nel settembre 1989. I primi anni Novanta sono caratterizzati da una profonda ascesa in Campania del clan camorristico dei Casalesi, che ha creato una struttura forte e controlla i settori nevralgici dell’economia della zona e non solo e ha infiltrazioni in tutte le istituzioni locali. Don Peppino, come è soprannominato, da subito si batte contro gli uomini che silenziosamente tengono in scacco il proprio paese. “La situazione a Casale era invivibile, le bande si combattevano tutti i giorni con le armi anche ad altezza uomo. Camminare a piedi era veramente pericoloso” Così racconta la sua esperienza vissuta in quegli anni quando era di passaggio a Casal di Principe Nello Mangiameli, amico fraterno di Don Peppino. La sua lotta coraggiosa culmina a Natale del 1991 con la pubblicazione, insieme agli altri parroci della zona, della lettera-documento Per amore del mio popolo, che rappresenta un vero e proprio testamento spirituale. Il sacerdote denuncia apertamente i traffici illeciti per la compravendita di sostanze stupefacenti, le tangenti sui lavori edili, gli scontri tra fazioni e la diffusa violenza che in quei luoghi si diffonde con frequenza sempre maggiore incentrandosi anche sul coinvolgimento dei giovani del territorio. “Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra…La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato”. Sottolinea l’assenza delle istituzioni e la capacità della Camorra di colmare il vuoto lasciato dallo Stato.

Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra


In seguito all’assassinio, numerosi sono stati i tentativi di infangare il suo nome, con accuse poi rivelatesi tutte infondate. Nel 2004 sono stati condannati all’ergastolo Mario Santoro e Francesco Piacenti come autori materiali, mentre il boss Giuseppe Quadrano come mandante dell’omicidio. A 25 anni di distanza, tante cose sono cambiate, come se il suo sacrificio abbia permesso di accendere una coscienza popolare e una nuova azione efficace dello Stato: le sentenze di condanna dei vari boss casalesi hanno indebolito l’intera cosca criminale. Diversi beni sono stati confiscati e ad oggi sono gestiti da cooperative e associazioni. Il 25 maggio 2006 è nato ufficialmente il Comitato Don Peppe Diana, con lo scopo di promuovere e ricordare la sua figura attraverso attività e premi di vario genere. In un suo articolo lo scrittore Raffaele Sardo dichiara: “Il giorno dei funerali di don Diana, il vescovo di Acerra, Don Antonio Riboldi, pronunciò parole profetiche: “Il 19 marzo 1994 è morto un prete, ma è nato un popolo”.

Rivedi la fiction dedicata alla figura di Don Giuseppe Diana: Per amore del mio popolo, prodotta dalla Rai nel 2014.