Le idi di marzo

La congiura contro Giulio Cesare

Dopo aver sconfitto Pompeo Magno nella battaglia di Farsalo del 48 a. C., Caio Giulio Cesare ottiene la dittatura a tempo indeterminato, il consolato per cinque anni, la potestà tribunizia a vita e la carica di pontefice Massimo. Questa somma di cariche apicali su una sola persona non si era mai vista a Roma. Roma è una repubblica, il potere è esercitato dai consoli, che sono due, le leggi sono decise in Senato nella pluralità delle opinioni, è un sistema che prevede organi collegiali, così infatti anche il tribunato della plebe. L’ascesa di Giulio Cesare determina uno shock politico in questo sistema e di fatto inaugura una nuova dimensione dello Stato.  La sua figura di leader si muove in una esclation progressiva che lascia affascinati e intimoriti, perché rappresenta il passaggio dalla res publica a un regime monarchico, o tirannico, come lo vedono gli ultimi irriducibili repubblicani. Marco Giunio Bruto e Caio Cassio Longino sono senatori, rampolli di nobili gentes repubblicane, il loro destino è osteggiare il tiranno, come prima di loro avevano fatto Bruto e Collatino con l’espulsione dell’ultimo re, Tarquinio il Superbo. Sono i tirannicidi. Ma non sono soli. 

I congiurati invece sono 23, e 23 sono le pugnalate che gli vengono inferte: una per ognuno come se tutti fossero complici e nessuno si potesse tirare fuori


La mattina del 15 marzo del 44 a.C. Cesare, dopo avere avuto in sogno un presagio di morte, viene convinto a lasciare la sua residenza, la domus publica, per recarsi in Senato dove è atteso. Percorre il centro della città attraverso il foro a lui dedicato ed arriva dove oggi si trovano i resti dell’area sacra di largo Torre Argentina. Sono le 11.00 circa, Cesare entra nella trappola senza la sua guardia personale. E’ solo. I congiurati invece sono 23, e 23 sono le pugnalate che gli vengono inferte: una per ognuno come se tutti fossero complici e nessuno si potesse tirare fuori. Da ogni lato Cesare si difende dai fendenti, invano. Svetonio e Plutarco ricalcano la cronaca dell’aggressione, una cronaca nera. Il corpo di Cesare, offeso da molti che credeva amici – tra tutti Giunio Bruto – e martoriato da una violenza di gruppo, sarà esposto nei suoi funerali davanti ad un popolo disperato e rabbioso. L’attentato ha successo nei suoi esiti ma fallisce politicamente: dopo la morte di Cesare si apre infatti un lungo periodo di guerre civili. 15 anni di scontri, Romani contro Romani. Nel 42 nella battaglia di Filippi in Macedonia, i triumviri Antonio, Ottaviano e Lepido sconfiggono i tirannicidi Giunio Bruto e Cassio Longino, ma Roma non trova pace. Con l’ascesa di Ottaviano e le ostilità tra lui e Marco Antonio riaprono la guerra civile, che sarà poi la guerra contro l’Oriente. Con la battaglia di Azio del 31 a. C. Ottaviano vincerà definitivamente su Antonio e Cleopatra e sarà Augusto, l’Imperatore.