Un popolo di emigranti

L'Italia della Repubblica

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Proponiamo qui una serie prodotta da Rai Cultura che ricostruisce la storia del nostro paese a partire dal 1946, anno della proclamazione della Repubblica. Un'analisi degli avvenimenti più rilevanti da un punto di vista storico, sociale, politico, economico e antropologico. Ogni puntata si avvale dell'intervento di un personaggio autorevole, intervistato in studio da Michele Astori e di un'introduzione a cura di Paolo Mieli. Per vedere tutte le puntate vai allo Speciale dedicato a L'Italia della Repubblica.
L'ottava puntata della serie è dedicata a Torino, la bella città, si mangia si beve e bene si sta! La filastrocca recitata dai bambini pugliesi e calabresi alla fine degli anni Cinquanta dà la misura del potere di attrazione della città industriale per eccellenza. Il fenomeno delle migrazioni interne rappresenta, infatti, una delle conseguenze più rilevanti della crescita industriale.

Dal 1951 al 1960 oltre due milioni di persone abbandonano il Mezzogiorno per trasferirsi nelle città del nord o all’estero. Si viaggia a bordo del treno del sole, il simbolo di quei viaggi che hanno unito il nord al sud dell’Italia.

Si parte dalla Puglia, dalla Sicilia, dalla Campania, ma anche il settentrione ha i suoi emigranti. Il Sud diventa il serbatoio di manodopera per il triangolo industriale. Gli effetti sono immediati: le campagne si spopolano e le città si riempiono con evidenti problemi di sovraffollamento e insufficienza dei servizi.

Si parte con in tasca l’indirizzo di un compaesano che può ospitarti in attesa di trovare un lavoro. Si vive in pensioni, in locande, a volte in soffitte e l’integrazione non è facile. Spesso i meridionali sono guardati con diffidenza e ci vorrà del tempo perché l’integrazione avvenga. 

Ernesto Olivero, intervistato da Michele Astori, ci aiuterà a capire l’impatto dei movimenti migratori sulle città e sulle vite degli italiani che hanno raggiungo il nord negli anni ‘60.  La puntata, introdotta da Paolo Mieli, si avvale inoltre del contributo degli storici Piero Bevilacqua  ed Emilio Franzina, del demografo Antonio Golini e del giornalista e scrittore Goffredo Fofi.