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    1978: nasce il Sistema Sanitario Nazionale

    La salute non è più un privilegio, ma un diritto

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    In Italia la salute è un diritto dell’individuo. Non un privilegio, ma un diritto umano di cui la società deve farsi carico. Un diritto del singolo che si ripercuote sul bene della collettività. Per noi oggi tutto ciò è scontato, ma in fondo sono solo poco più di quarant’anni che esiste il Servizio Sanitario Nazionale. Ciò vuol dire che circa quattro italiani su dieci sono nati quando la salute non era un diritto definito per legge.

    Quattro sono le tappe fondamentali che hanno portato alla nascita del SSN. Tutto ha inizio con la Costituzione del 1948, che nell’articolo 32 recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

    La seconda tappa si raggiunge il 13 marzo del 1958, quando viene istituito per la prima volta il Ministero della Salute. A presiederlo è il professor Vincenzo Monaldi, insigne pneumologo democristiano nominato dall’allora Presidente del Consiglio, Amintore Fanfani.

    Si giunge poi alla Riforma ospedaliera del 1968, detta anche Legge Mariotti dal nome dell’allora Ministro Luigi Mariotti. Gli ospedali diventano quelle strutture che conosciamo oggi: non più enti caritatevoli, ma enti pubblici. Centri nodali del sistema di cura del Paese che forniscono, almeno in linea di principio, assistenza gratuita a chiunque ne abbia bisogno.

    Infine si arriva all’ultima tappa: il 23 dicembre 1978, quando, dopo un lungo e tortuoso percorso, contrassegnato dall’esigenza di concludere la lunga stagione delle mutue, viene promulgata la legge 833 (che ingloberà anche la precedente legge 180, detta legge Basaglia). Nasce così il Servizio Sanitario Nazionale.

    A battersi per questa riforma è il Ministro della Sanità, Tina Anselmi, una delle personalità di maggior spicco dell’Italia democratica.

    In Europa due sono i modelli sanitari che i vari Paesi hanno seguito: quello Bismark fondato sulle assicurazioni sociali obbligatorie, come stabilito per la prima volta in Germania nel 1883 e il modello britannico detto Beveridge, da Sir William Beveridge economista di area liberale, voluto da Winston Churchill nel 1942. È da questo rapporto che discende l’istituzione del servizio sanitario inglese, aperto a tutti, da cui prenderà spunto anche quello italiano.

    Quando in Italia viene finalmente approvata la Riforma, gli italiani sul momento a malapena se ne accorgono, eppure si tratta di una rivoluzione. Le critiche arrivano presto, e con esse vari tentativi di riforma della riforma, che si compiono nel 1992, nel 1994 e soprattutto nel 2001, con la riforma del Titolo V della Costituzione che ridefinisce i rapporti tra Stato e Regioni in senso federalistico, e attribuisce nuovi poteri e autonomia a queste ultime.