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    Aceto e colchicina

    Il cocktail segreto del dottor Vieri

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    200 ml di alcool puro in una boccetta contagocce nuova (per evitare contaminazioni), dalle 3 alle 20 gocce di tintura di colchico e dalle 3 alle 20 gocce di aceto di puro vino. Dopo essere mescolato bene il composto può essere somministrato (da 15 a 20 gocce al giorno) per via linguale.

    Queste sono le dosi e la modalità di somministrazione non di uno strano cocktail, bensì della presunta cura per il cancro scoperta da Aldo Vieri, un medico chirurgo che ha lavorato per diversi anni all’Istituto oncologico Regina Elena di Roma, negli anni ’60.
    Elemento caratteristico di questo siero era la “colchicina”, detta anche zafferano dei prati, sostanza con proprietà analgesico-antipiretiche e con doti antimitotiche, provata per la terapia dei neoplasmi alla fine dell’800, ma poi abbandonata a causa di risultati contraddittori e per l’alta tossicità.

    Inizialmente il dott. Vieri, non vuole rivelare il nome del cocktail con cui cura le decine e decine di malati di cancro che frequentano il suo studio al numero 43 di Via Bergamo, nella capitale. Li assiste gratis - o almeno così riportano i giornali del tempo - facendoli ricoverare anche in una clinica dell’Eur a sue spese. “La mia giornata comincia alle quattro del mattino”, racconta in un’intervista sul settimanale “Il Tempo”, dove il medico viene descritto come un uomo “grigio, livido, con gli occhiali un poco affumicati”.

    Il caso monta e nell’autunno del ‘67 il Ministro della Sanità Luigi Mariotti interviene annunciando la sperimentazione della cura di Vieri su 30 pazienti, tutti in fase iniziale e scelti dallo stesso Vieri, al Regina Elena.

    Si scopre così la composizione del celebre siero che Vieri enuncia in una conferenza stampa davanti alle telecamere il 14 novembre del 1967, in un affollato salone del Circolo della Stampa di Napoli.

    Sei mesi dopo, la Commissione di esperti riferisce che nessun paziente ha risposto al trattamento: la cura è inefficace.