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    Prima della riforma

    Ascesa e declino delle mutue

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    Prima della riforma del Sistema Sanitario Nazionale, il sistema sanitario italiano era basato su una forma di protezione assicurativo-previdenziale in cui il diritto alla tutela della salute era strettamente collegato alla condizione lavorativa. Il diritto alla tutela della salute era quindi connesso non all’essere cittadino, quanto all’essere lavoratore.

    Le Casse Mutue sono degli enti assicurativi che affondano le loro radici nelle società operaie dell’800, quando i lavoratori salariati iniziano ad associarsi e a mettere in comune risorse per assicurarsi dai rischi della vita.

    Con il Fascismo le Società di Mutuo Soccorso vengono poste sotto il rigido controllo dello Stato e del Regime. L’idea è quella di irreggimentare le mutue esistenti e di farle confluire all’interno di alcuni macro-enti. Così, da prodotto del fervore delle classi subalterne, gli enti mutualistici diventano la spina dorsale di un nascente welfare burocratico e corporativo-assicurativo.

    Ciascun ente è competente per una determinata categoria di lavoratori che, con i familiari a carico, sono obbligatoriamente iscritti allo stesso e, in questo modo, fruiscono dell’assicurazione sanitaria. Uno dei paradossi che si viene a creare però è, per esempio, che i soggetti maggiormente esposti a malattie e rischi sociali hanno possibilità ridotte di accedere a cure ed assistenza adeguate.

    Dopo decenni di mal funzionamenti queste associazioni affrontano una grave crisi finanziaria che di riflesso si abbatte sugli ospedali e quindi sugli assistiti. Per questo motivo lo Stato decide con il decreto legge n. 386 del 17 agosto 1974, “Norme per l’estinzione dei debiti degli enti mutualistici nei confronti degli enti ospedalieri”, di accollarsi tutti i debiti delle mutue decretandone di fatto la fine.