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    Talidomite

    Il più grande scandalo farmaceutico del dopoguerra

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    Nel 1972 il giornalista Emilio Fede gira un reportage per la RAI su uno dei più grandi disastri causati da un medicinale nella storia del dopoguerra.
    Per i più giovani il nome Talidomite (o Contergan), non dice nulla. Eppure si tratta di un medicinale protagonista di quello che è forse il più grave scandalo farmaceutico. Un farmaco da banco con proprietà sedative, ipnotiche e tranquillanti, che negli anni ‘50 e ’60 ha causato gravi malformazioni nei feti delle donne che lo hanno assunto durante la gravidanza, portando alla nascita di migliaia e migliaia di bambini con gravi malformazioni congenite; principalmente amelìa (assenza degli arti), vari gradi di focomelìa (riduzione delle ossa lunghe degli arti) e danni agli organi interni.

    Il disastro ha inizio nel 1957 quando la Chemie Grünenthal, l’azienda farmaceutica tedesca che produceva il Talidomite, decide di attuare una campagna marketing senza eguali per lanciare il prodotto, visti gli ottimi risultati nel rapporto tra rischi e benefici rispetto agli altri medicinali disponibili all’epoca per lo stesso scopo (i barbiturici).
    Nel 1961 due rapporti indipendenti, uno del Dott. Widukind Lenz che documenta alcuni casi in Germania e l’altro del Dott. William McBride che documenta alcuni casi australiani, traggono analoghe conclusioni confermando che l’assunzione di talidomide in gravidanza, commercializzato come farmaco antiemetico efficace per la cura del morning sickness (nausea in gravidanza), sia la causa delle molteplici anomalie congenite osservate negli studi.

    Qualche mese dopo, nel novembre dello stesso anno, la talidomide viene finalmente ritirata dal mercato tedesco, ma ormai migliaia di bambini - almeno 20.000, di cui più di 400 in Italia - sono nati con quella che sarebbe stata chiamata in seguito sindrome da talidomide, senza contare i casi di aborto spontaneo e di morte fetale. In Italia il Contergan verrà ritirato dal mercato, con un colpevole ritardo, solo nel 1962.  

    Le vittime faranno causa all’azienda tedesca, ma nessuno dei dirigenti della Chemie Grünenthal verrà condannato. Le scuse della dell’azienda tedesca arriveranno per voce dell’amministratore delegato solo nel 2012: “Chiediamo perdono per il fatto che, in quasi 50 anni, non siamo riusciti a parlare con le vittime e le loro madri; invece siamo rimasti in silenzio, e ci dispiace molto per questo”.