Matteo Ricci

Matteo Ricci

Il missionario scienziato

Matteo Ricci

Matteo Ricci è uno dei pochissimi stranieri presenti tra i padri della storia cinese. Nel China Millennium Monument di Pechino, un immenso edificio che celebra i fasti della nazione, nel gigantesco rilievo in marmo dedicato alla storia del paese, ci sono raffigurate solo due stranieri, entrambi italiani: Marco Polo alla corte di Kublai Khan, e il gesuita Matteo Ricci che, vestito come un mandarino confuciano, scruta il cielo.
L'iscrizione sul rilievo definisce Ricci una delle persone che ha contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo della civiltà cinese. 
Il missionario Matteo Ricci non ha portato solo il cristianesimo in Cina; ha portato la cultura, la scienza, la filosofia e la mentalità occidentale. Ma ha compiuto anche l’operazione inversa. Ha portato la Cina in occidente. I suoi sforzi di condivisione hanno fatto da ponte tra le due grandi civiltà e dato vita a uno scambio culturale che è riuscito a coinvolgere diverse dimensioni del sapere.

Nato a Macerata il 6 ottobre 1552 Matteo Ricci è stato, oltre che missionario, anche geografo e scienziato. Il suo ingresso a Pechino nel 1601, si deve proprio alla sua grande conoscenza scientifica, in grado di permettergli di affascinare l’imperatore e penetrare nel complesso mondo della Dinastia Ming

Ricci dovrà affrontare enormi problemi per annunciare il cristianesimo. Basti penare che l’idea di soprannaturale è estranea al pensiero di Confucio, e che i filosofo cinese non si pronuncia mai sulla esistenza di una vita ultraterrena. Non esiste in cinese una parola specifica per indicare Dio. Ricci adopera espressioni tradizionali come  "shangdi" -  Signore dell’Alto,  o "tianzhu" - Signore del Cielo.
Il gesuita riesce poco a poco a guadagnare la fiducia degli strati più alti della popolazione fino ad arrivare alla corte imperiale.  Scrive al suo superiore il 14 agosto del 1599
"...Il puoco commercio che loro hanno, non è mai con i forastieri, che di loro hanno grande paura, e molto più il re, che è come tiranno i cui avi usurparon il regno per armi; di modo che ogni buona quantità di christiani che si congregassero con noi, sarà nella Cina la più sospettosa cosa che vi potesse essere; e questa è la causa perché ci pare il più solido frutto et il più sano consiglio che possiamo pigliare questa impresa è puoco a puoco vedere di guadagnare credito con questa gente e togliergli ogni sospetto." 
I suoi scritti mantengono un valore inalterato tanto che, nel 1972, il Segretario di Stato statunitense Henry Kissinger, si prepara alla prima visita ufficiale in Cina leggendo i suoi diari.
Ricci muore nel 1610, a 58 anni. L'imperatore del tempo, Wanli, approva la proposta di riservare un pezzo di terra per la sepoltura del sacerdote a Tenggong Zhalan. Nei 200 anni di storia della dinastia Ming, è la prima volta che si concede la sepoltura a uno straniero sotto il suolo di Pechino. Dopo la sepoltura di Matteo Ricci, Tenggong Zhalan è diventato il cimitero dei missionari stranieri che sono morti a Pechino. Questo piccolo fazzoletto di terra, posizionato all'interno del campo del Beijing Administrative College, è  circondate da un muro. Dentro il cancello d'ingresso una stele commemorativa recita così: " il Consiglio di Stato dichiara che il Cimitero di Matteo Ricci a degli altri missionari stranieri rappresenta un cimelio culturale sotto stato di protezione".