Le otto ore di Waterloo

Testimonianze indirette

Presentiamo qui una puntata del programma Prima pagina del 1965 dal titolo Le otto ore di Waterloo. Un giovane Piero Angela ricostruisce la storia della celebre battaglia del 18 giugno 1815 che sancisce la fine dell'impero napoleonico, attraverso un racconto dettagliato, arricchito dalle testimonianze indirette di alcuni eredi di soldati che hanno combattuto la battaglia.
Un evento decisivo per le sorti dell'Europa, in cui l'equilibrio e l'incertezza lo hanno caratterizzzato fino alla fine. Victor Hugo nel suo romanzo I miserabili, in cui narra le vicende della battaglia, così scrive nella presentazione: “Se non avesse piovuto nella notte dal 17 al 18 giugno 1815 l’avvenire dell’Europa sarebbe stato diverso. Poche gocce di pioggia in più o in meno hanno messo in bilico Napoleone.” Ma come si arriva a questo scontro finale e quali sono le conseguenze per la Francia e per le forze antinapoleoniche? In seguito alla sconfitta di Lipsia nella battaglia delle Nazioni, il 19 ottobre 1813, le truppe francesi ripiegano in Francia, ma il 31 marzo 1814 le forze Alleate invadono Parigi, costringendo Napoleone alla resa con il trattato di Fontainebleau il 14 aprile 1814. Abdica al trono e patteggia il piccolo Regno dell’Elba, dove sbarca il 4 maggio dello stesso anno, scortato da una fregata inglese. In soli due giorni visita le fortificazioni e le miniere presenti sull’isola, rielabora l’organigramma amministrativo ed emana decreti relativi a igiene pubblica, fogne, giardini, ponti, saline e dazi. In poco tempo conquista gli abitanti inizialmente restii all’arrivo di questo personaggio così ingombrante. La fine dell’Imperatore ancora non è scritta e Napoleone lascia l’Elba con un suo piccolo seguito per sbarcare a Cannes il 1 marzo 1815. In venti giorni riconquista Parigi, lanciando nuovamente la sfida alle potenze europee per un periodo di cento giorni.

Il 18 giugno 1815 a Waterloo, nelle campagne del Belgio, la battaglia decisiva della guerra contro la settima coalizione antinapoleonica a cui aderiscono quasi tutti gli Stati d'Europa: Gran Bretagna, Austria, Russia, Prussia, Svezia, Regno di Spagna, Regno di Portogallo, Paesi Bassi, Stati italiani e Stati tedeschi. Agli ordini dell'Imperatore francese combattono 120.000 soldati con 347 cannoni, mentre agli ordini della coalizione antinapoleonica ci sono: 106.000 uomini e 196 cannoni con il duca di Wellington a capo delle forze inglesi e 117.000 uomini e 304 cannoni con il generale Blucher a capo delle forze prussiane.

Napoleone decide di cogliere di sorpresa i suoi avversari e di attaccare per primo. Il piano è quello di separare i due eserciti alleati non permettendo la congiunzione e battendoli singolarmente. Nella fase iniziale sembra riuscire nel suo intento, trattenendo i prussiani da una parte e sfidando a Waterloo gli inglesi in campo aperto. Il 18 giugno 1815 alle 11.30 ore locali, inizia la battaglia, ma circa due ore dopo alle 13.30, compare un primo corpo d'armata prussiano e a sorpresa alle 16.30 sopraggiungono sul campo di battaglia anche le avanguardie di Blucher, che arriva con il resto dell'esercito altre tre ore dopo, alle 19. I francesi ormai accerchiati cominciano a soccombere sotto il predominio delle forze avversarie e nemmeno la coraggiosa resistenza a oltranza della vecchia guardia imperiale agli ordini del generale Cambronne, evitano la sconfitta. Numerose le motivazioni addotte per la sconfitta francese che hanno probabilmente influito tutte in medesima parte: incapacità dei marescialli, scelte sbagliate di Napoleone, condizioni metereologiche avverse. Dopo avere tentato invano di imbarcarsi per l'America, lo sconfitto Napoleone si consegna agli inglesi, avviandosi verso l'ultimo esilio a Sant'Elena, un'isola nell'Atlantico meridionale, dove morirà sei anni dopo, il 5 maggio 1821. Il destino dell'Europa e dell'impero napoleonico al momento della battaglia sono già segnati da un ritorno all'ordine prerivoluzionario, deciso nove giorni prima di Waterloo dalle grandi potenze europee al Congresso di Vienna.