I patti lateranensi

La risoluzione della questione romana

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Nel momento di massima ascesa del regime fascista, Benito Mussolini cerca l’appoggio pieno della Chiesa e lavora per porre fine alla questione romana scoppiata nuovamente all’indomani dell’invasione di Roma da parte dell’esercito del Regno d’Italia nel 1870. I Papi a partire da Pio IX si dichiarano prigionieri politici in Vaticano, non riconoscono l’Italia come stato legittimo e ordinano a tutti i cattolici il divieto di partecipare alla vita politica del paese. Nel corso degli anni l’obbligo viene fortemente attenuato. 

Benito Mussolini cerca l’appoggio pieno della Chiesa e lavora per porre fine alla questione romana


Alle elezioni del 1913, attraverso il patto Gentiloni, tutti i cattolici vengono invitati a votare per i candidati di fede cristiana presenti nella lista del partito liberale. Mussolini, deciso a risolvere definitivamente la questione, dopo anni di trattative segrete, l’11 febbraio 1929 firma insieme al segretario di stato, Cardinale Pietro Gasparri, tre documenti che prendono il nome dal palazzo nel quale vengono siglati e passano alla storia come i Patti lateranensi.