Conversazioni di teatro con Sonia Bergamasco

Un'attice tra cinema, teatro, tv e poesia

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Da sempre affascinata da un tipo di teatro che coniuga con modalità inedite parole e musica, Sonia Bergamasco ci racconta che la prima volta che ha messo piede in conservatorio, pianse, poi si è ritrovata coinvolta dalla forza della musica, fino ad arrivare ad un punto di crisi, di rottura, la morte del padre.

Lesse casualmente del bando per la scuola del Piccolo di Milano, partecipò e superò le selezioni e rimase folgorata da Strehler e i suoi insegnamenti. Giulia Lazzarini, allora selezionatrice, le disse: “E’ molto interessante quello che fai, è come se solfeggiassi il testo”.

Quindi due incontri importanti: quello con Massimo Castri, un regista difficile, molto interessato a lavorare con i giovani e che ha rappresentato per lei la formazione, e quello con Carmelo Bene. Anche in questo caso, si rivela fondamentale la formazione musicale di Sonia Bergamasco, poiché Bene era incuriosito dal suo rapporto con la musica, ma allo stesso tempo le chiese di fare chiarezza affinché il linguaggio musicale si intrecciasse con quello teatrale, lasciandole così l’insegnamento più prezioso.

 Oggi, l’attrice si destreggia egregiamente tra teatro, cinema e tv, non tralasciando la poesia, altra sua grande passione.

Alla domanda sul ruolo delle scuole di recitazione oggi, risponde che il loro compito più importante è preservare lo spazio di libertà dei giovani attori, ancora impreparati per la nuova realtà che li attende.