Otello

    Fabrizio Monteverdi e Shakespeare

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    Una delle produzioni di maggiore successo del Balletto di Roma, a firma di uno dei migliori autori italiani di danza contemporanea, torna in scena nella versione originale della compagnia romana.

    Nel 2019 Fabrizio Monteverde riallestisce per la compagnia del Balletto di Roma l’Otello su musiche di Antonin Dvořák. In questa versione, il coreografo rivisita il testo di Shakespeare lavorando sugli snodi psicologici che determinano la dinamica dell’ambiguo e complesso intreccio tra i protagonisti Otello, Desdemona e Cassio.

    Nell’immaginario comune la figura di Otello è indissolubilmente legata alla gelosia, all’estremizzazione di un sentimento malsano, a quel tipo di gelosia che può culminare in tragedia.  A questa visione il coreografo Fabrizio Monteverde si accosta non solo rinunciando all’utilizzo del movente principale dell’azione, cioè la parola, ma moltiplicando esponenzialmente l’azione stessa fino a far diventare il destino del singolo una pena generale. 


    Come nella tragedia di William Shakespeare (1604), anche nella coreografia di Fabrizio Monteverde, è il personaggio di Iago ad insinuare il dubbio fatale del tradimento di Desdemona nei confronti del Moro e ad architettare la trama che condurrà quest’ultimo al folle atto finale. L’andamento dell’azione nelle due opere resta invariato, se non per il fatto che Monteverde mette in scena tramite una danza stilisticamente riconoscibile ciò che il drammaturgo inglese ha raccontato con le parole.

    Lo spettacolo è tinto di rosso e nero, colori che reindirizzano la mente verso la passione e la morte, un leitmotiv che esprime un chiaro omaggio al regista tedesco R. W. Fassbinder con particolare riferimento al film Querelle de Brest, del quale ritornano anche le connotazioni del “porto sconosciuto”. Una danza in cui la musica prende il posto della parola, contestualizzando la narrazione, in cui ogni coppia possiede la propria melodia.