Tito/Giulio Cesare nostri contemporanei

    Una rilettura di due classici

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    Tito e Giulio Cesare nascono nell'ambito del Glob(e)al Shakespeare, il progetto presentato a giugno e a ottobre 2017 per il quale Gabriele Russo, che l’ha ideato, si è aggiudicato il Premio dell'Associazione Nazionale Critici 2017 come migliore progetto speciale.


    Michele Santeramo riscrive Tito Andronico smussandone il carattere epico e abbandonando il registro tragico a favore di quello drammatico, cosicchè Tito Andronico diventa, più semplicemente, Tito, un eroe stanco, un padre di famiglia che ha dei figli immaturi e acerbi, oberato dal peso della responsabilità che ha solo voglia di normalità.

    Il Tito di Shakespeare si ribella a quello di Santeramo/Russo perchè la normalità desiderata diventa la causa della tragedia che si fa di nuovo viva sul finale, quando la vendetta cruenta diventa inevitabile: deve vendicarsi per obbedire alle assurde regole di un'assurda società.

    La messinscena di Gabriele Russo scommette su un raffinato gioco di ruoli degli attori, facendoli saltare continuamente dal “dentro” al “fuori” la storia, rendendo sottile il confine tra il piano della realtà e quello della finzione. Questo Tito, mediante i dialoghi tra i personaggi e gli interventi degli stessi attori, riesce a restituirci l'insensatezza della guerra e della violenza con un tono generale lieve ed elegante, capace di strapparci anche un sorriso.

    Fabrizio Sinisi riscrive il Giulio Cesare privilegiando l'aspetto politico e filosofico dell'originale e Andrea De Rosa realizza un allestimento dall'atmosfera metallica, decisamente contemporaneo.

    Il Giulio Cesare  di Sinisi/De Rosa è elegante e potente e riesce a rimanere fedele al dramma secentesco trasformandolo, al tempo stesso in una riflessione dalla stringente attualità. Dunque,Tito è un uomo alla ricerca della normalità che vorrebbe ascoltare musica, leggere un libro e starsene in pantofole, perchè ne ha viste troppe in guerra e ora vuole solo trovare la sua pace; prima, però deve indicare il suo successore. I congiurati Bruto, Cassio e Casca, dopo aver ucciso Cesare cercano le ragioni profonde del loro omicidio e ne sono al tempo stesso travolti; Antonio, intanto si chiede: chi o cosa può venire dopo Cesare?

    Tito Andronico e Giulio Cesare di Shakespeare riscritti e diretti l'uno da Michele Santeramo/Gabriele Russo e l'altro da Fabrizio Sinisi/Andrea De Rosa in chiave potente e decisamente contemporanea si fondono in Tito/Giulio Cesare, due atti di un’unica intensa, originale e beffarda riflessione sulle “conseguenze del potere”.