Una celebre Bottega del caffè

    La commedia goldoniana ed un grande Tino Buazzelli

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    La Bottega del caffè è certamente uno dei più noti e riusciti testi goldonani. Scritta nel 1750, è rappresentata per la prima volta a Mantova in quello stesso anno e, subito accolta da un grande successo, fu poi riproposta a Venezia. In questo testo Goldoni non fa sconti a nessuno e racconta una comunità dominata dall' avidità, ipocrita  pettegola,  invidiosa. Sono difetti che contagiano tutti, indipendentemente dal censo o dalla classe sociale di appartenenza.
     
    L' azione  si svolge in una piazzetta veneziana dove si affacciano la bottega del caffè, quella del barbiere e una bisca clandestina. Ed è in questo spazio ristretto  che si snoda il testo, che vede intrecciarsi, con grande sapienza teatrale, la vita e le miserie di una borghesia senza valori. Vengono infatti rappresentati i nobili aridi e intriganti (Don Marzio), i mercanti truffatori (Pandolfo),  giovani senza carattere, seduttori da quattro soldi  (Eugenio), avventurieri senza scrupoli (conte Leandro). Il personaggio di don Marzio  è forse il più particolare: la connotazione negativa che risulta dal testo (campione della maldicenza e del pettegolezzo) è attenuata dalla funzione in qualche modo positiva, di amareggiato osservatore del costume e stizzoso disvelatore di verità sgradevoli. L’unico personaggio veramente positivo è Ridolfo, il padrone della bottega del caffè, che (nella veste del deus ex machina) alla fine mette tutte le cose al loro posto, sistema la morale, sconfigge la maldicenza, ricuce alla meglio i matrimoni in crisi.

     Qui appare evidente come  Goldoni sia  un grande innovatore, un padre fondatore, se non l' inventore, del teatro moderno, quello, per intenderci, borghese,  che narra storie prese dalla vita d'ogni giorno della gente comune. Prima di lui a  teatro venivano rappresentate  due tipologie: la tragedia e la commedia. La tragedia narrava di eroi o comunque di superuomini, tra  grandi personalità, grandi passioni. grandi eventi. La commedia era comica e d'intreccio e doveva  far sghignazzare, più che  sorridere. I personaggi erano standardizzati  ( a volte, addirittura, maschere): il buono, il cattivo, l'avaro, l'avido, lo sciupafemmine, il servo affamato, quello stupido, quello più furbo del padrone, la sgualdrinella, il ladro, il credulone, il babbeo e via discorrendo.

    Goldoni invece porta in scena, la vita reale del suo tempo. Quella borghese, quella di strada, quella che vedi se ti affacci dalla finestra a spiare il tuo vicino di casa. I suoi  personaggi  sono i personaggi del Settecento veneziano, la gente reale, quella gente che non era  mai entrata (con poche, rare,  eccezioni) nell'epica letteraria, nel teatro, nella poesia, nella mitologia,etc.


    Goldoni inoltre evidenzia il carattere. I personaggi  non sono tutti uguali. C'è quello laborioso e quello sfaticato , c'è quello iracondo e quello pacifico e poi c è quello che è una via di mezzo tra l'uno e l'altro. I personaggi del grande commediografo veneziano sono insomma  gli esseri umani comuni che puoi incontrare ogni giorno e dappertutto, ma che fino ad allora non avevano accesso al teatro, Ecco quella che viene comunemente definita  nelle storie della letteratura, "la riforma del teatro" di Goldoni. Riforma che questi non ha realizzato di botto, ma con una certa inevitabile gradualità. Schematicamente si può farla  partire proprio  dal 1750 e da testi come La bottega del caffè. Il 1750 è infatti un anno particolarissimo per Goldoni,  perché in quei dodici mesi superò se stesso scrivendo ben sedici commedie nuove. Sedici, fatto un rapido calcolo, vuol dire che praticamente ogni tre settimane sfornava una testo, rivoluzionando la storia del teatro italiano e non solo.

    Qui vi proponiamo una famosa versione del capolavoro goldoniano datata 1973, con la regia di Edmo Fenoglio ed attori del calibro di Tino Buazzelli, Renato De Carmine, Luciano Virglio.