Celestini, non solo barzellette

    Il nuovo spettacolo di uno dei massimi protagonisti del nostro teatro di narrazione

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    Si intitola Barzellette il nuovo spettacolo di Ascanio Celestini che ha appena debuttato al RomaEuropaFestival. Divertenti, dissacranti, scorrettissime. Ascanio Celestini ce le racconta con la sapienza di un grande narratore, mettendole in fila come i vagoni di un treno.

     

     

    Una piccola stazione terminale. I treni arrivano e tornano indietro perché i binari si interrompono. Un vecchio ferroviere parla al becchino del paese in attesa di un morto di lusso. Un emigrante che ha fatto fortuna all’estero e, ora che è morto, sta tornando al paese per farsi seppellire. Nell’attesa il ferroviere racconta le sue barzellette, quelle che ha raccolto dai viaggiatori. Gente sconosciuta che arriva e riparte senza lasciare nient’altro che le proprie storie buffe.E perché le ha raccolte? Per far ridere il capostazione.
    Nel tempo il vecchio ferroviere s’è innamorato delle sue storielle e non sappiamo se un giorno le racconterà davvero all’uomo per il quale sono state raccolte. O forse gliele ha già raccontate.
    Forse il capostazione è lui. Forse non c’è nemmeno una stazione, il treno non arriverà mai e il becchino è venuto per seppellire proprio il barzellettiere.
    L’unica certezza è che quel vecchio non riesce a starsene zitto.
    Ascanio Celestini


    Qualcuno si è stupito di vedere uno dei rappresentanti più importanti del nuovo teatro di narrazione. alle prese con le barzellette, notoriamente spesso volgari, irrispettose, politicamente scorrette. Ma lo spettacolo di Celestini è tutto tranne che una sequenza di storielle da ridere, atte magari a far ridere un pubblico di bocca buona. Al contrario, incastonate in una struttura narrativa sempre aperta all’improvvisazione, le barzellette di Celestini attraversano mondi e culture, descrivono popoli e mestieri e ci ricordano che possiamo ridere di tutto, soprattutto di noi stessi.

    I morti, i vivi, i poveri, i sognatori, i disperati, i persi, gli ubriaconi, le feste e i funerali: si amplia dunque l’affresco popolare e popolano di Celestini, con racconti che hanno sempre un ritmo vorticoso, surreale, vibrante, divertente, irriverente. Mette in fila poesia e turpiloqui, canzoni e parolacce: il giullare Celestini coglie dettagli della nostra quotidiana e banale tragedia, ne fa brillare la bellezza, ne svela la speranza mai rassegnata. Così, quando meno te lo aspetti, ti commuovi per una barzelletta che ha il sapore aspro della verità e rifletti sentendo l'  attore, regista e autore teatrale raccontare la vicenda dell' anarchico Pinelli, i nomo dei morti nella strage di Bologna e le parole di due deportate nei lager nazisti. 

     

    Le barzellette pescano nel torbido, nell’inconscio, ma attraverso l’ironia permettono di appropriarcene per smontarlo e conoscerlo.E poi la loro forza sta nel fatto che l’autore coincide perfettamente con l’attore. Non c’è uno Shakespeare delle storielle. Chi le racconta si prende la responsabilità di riscriverle in quel preciso momento. Ma anche l’ascoltatore diventa implicitamente un autore. Appena ascoltata, può a sua volta diventare un raccontatore e dunque un nuovo autore che la cambia, reinterpreta e improvvisa
    Ascanio Celestini