Io, Don Chisciotte

    Il Balletto di Roma, coreografia di Fabrizio Monteverde

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    Felice connubio artistico tra la compagnia Il Balletto di Roma e il coreografo più acclamato d’Italia: Fabrizio Monteverde, che cura anche regia e scene di questo Io, Don Chisciotte  in scena la teatro Olimpico e in tutta Italia sino a fine novembre.

    Balletto di Roma e Monteverde avevano già collaborato nel 2014, mettendo in scena Il Lago dei Cigni ovvero il Canto. Il nuovo spettacolo, che inaugura la stagione 2019/2020, costituisce l’inizio ai festeggiamenti dei 60 anni del Balletto di Roma (1960 – 2020).
     

    Esponente di una generazione di talenti esplosa negli anni Novanta, Monteverde svolge, da ormai oltre trent’anni, un lavoro di elaborazione stilistica e drammaturgica che ne rende il segno unico e riconoscibile.

    In questa versione del romanzo spagnolo di Cervantes il protagonista non smette di incarnare la doppiezza, la “con-fusione” degli opposti. Al centro della scena, senza un significato presunto univoco, ci sono i rottami di una macchina abbandonata, cavallo da corsa dei nostri giorni, simbolo di un mondo in trasformazione continua. Sempre in bilico tra intenzioni logiche, razionali, ben espresse e azioni assurde, temerarie, Don Chisciotte, con il suo sguardo strabico sulla realtà, conquista la gloria attraverso avventure sconnesse e poco calcolate, imponendo la propria illusione sulla realtà con eroico sprezzo del ridicolo: elemento disturbante e artefice del caos, in fondo ci dimostra che ogni cosa, ogni persona è sempre altro da quello che dice di essere. L’errore è verità e la verità è errore in una società che, soprattutto per un Don Chisciotte poeta, folle, mendicante come quello immaginato da Monteverde, è alla rovescia.

    “Io, Don Chisciotte”, rappresenta la rivincita del senso “individuale” contro il dominio dell’astratta “universalità” delle leggi umane: una lotta contro i mulini a vento che diventa metafora della ricerca di un’identità, di quella persa dell’uomo fuori dal tempo, guerriero che combatte una guerra già finita e che si è smarrito nella pazzia dell’hidalgo o nell’ignoranza di Sancho Panza.

    Quel che la danza testimonia come imprescindibile è che l’azione dell’uomo non trova mai “un fine” e neppure “una fine” in senso assoluto, perché in fondo il bello – dice Don Chisciotte – “sta a impazzire senza motivo!”.
     

    Don Chisciotte è un uomo intelligente, un uomo colto al contrario di quello che si crede e questa intelligenza viene provata dalla forza con la quale crede nei valori del romanzo cavalleresco.  Crede fermamente nella realizzazione di sogni impossibili nei quali la società non crede più.
    Fabrizio Monteverde