Macbeth sardo

La violenza del potere sempre attuale ( anche in sardo)

Macbeth è una fra le più note e citate tragedie di Shakespeare. Pubblicato nel 1623 il testo  è divenuto l' archetipo per eccellenza della smania  di potere sfrenata, dei suoi pericoli e della rovina che si porta dietro. Si tratta di una tragedia molto  cruenta, che ha al centro la riflessione sulla natura malvagia dell'uomo, o comunque la pulsione distruttrice che alberga all'interno del suo cuore. Ne è un perfetto esempio Lady Macbeth, personificazione del male, animata da grande ambizione e sete di potere che porterà alla rovina sia lei che il marito che proprio lei si incaricherà di spingere al regicidio.

Altro elemento chiave di questa tragedia è quello del soprannaturale che si manifesta con apparizioni di spettri, fantasmi etc che rappresentano le colpe e le angosce dell'animo umano, nonché con la presenza,  forse reale o forse no, delle tre streghe, quali emissarie di un Fato incombente, ineluttabile sovrano dei destini umani.

Una tragedia che vanta innumerevoli trasposizioni cinematografiche e infinite rappresentazioni teatrali non è ovviamente facile da riproporre, specie se lo si vuol fare con un segno forte di originalità. Ci ha provato con successo, testimoniato anche dagli innumerevoli premi raccolti, il regista Alessandro Serra che ne ha proposto una versione in lingua sarda con sovratitoli in italiano dal titolo Macbettu

Il Macbeth di Shakespeare è dunque  recitato in sardo e, come nella più pura tradizione elisabettiana, interpretato da soli uomini. L’idea nasce nel corso di un reportage fotografico tra i carnevali della Barbagia. I suoni cupi prodotti da campanacci e antichi strumenti, le pelli di animali, le corna, le fosche maschere sono tutti elementi che ritroviamo nello spettacolo. Sorprendenti le analogie tra il capolavoro shakespeariano e i tipi e le maschere della Sardegna.
 

La lingua sarda non limita la fruizione ma trasforma in canto ciò che in italiano rischierebbe di scadere in letteratura. Uno spazio scenico vuoto, attraversato dai corpi degli attori che disegnano luoghi e evocano presenze. Pietre, terra, ferro, sangue, positure di guerriero, residui di antiche civiltà nuragiche. Materia che non veicola significati, ma forze primordiali che agiscono su chi le riceve. 
Alessandro Serra


Per capire come possa risultare attuale un testo scritto quattrocento anni fa e recitato in dialetto stretto, noi siamo andati al Teatro Vascello di Roma e ne abbiamo parlato con due tra gli attori protagonisti: Giovanni Carroni e Felice Montervino.