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Il ritratto di Leone XIV di Rodolfo Papa

Una tradizione che accompagna la storia del papato

Il ritratto di Papa Leone XIV realizzato da Rodolfo Papa si inserisce in una delle più alte e complesse tradizioni figurative della Chiesa cattolica: quella della rappresentazione dei pontefici destinata alla Basilica di San Paolo fuori le Mura, luogo simbolico della continuità apostolica e della memoria storica della Chiesa universale. Non si tratta di un’opera isolata, ma di un tassello che dialoga con una sequenza ininterrotta di immagini, da San Pietro fino al pontefice attuale, in cui ogni volto diviene segno visibile di un’epoca, di una spiritualità e di una responsabilità storica.
Dopo il devastante incendio del 1823, che distrusse gran parte della basilica, sotto il pontificato di Pio IX fu presa la decisione di affidare la decorazione interna esclusivamente al linguaggio del mosaico. In quel contesto furono chiamati i maggiori artisti dell’Ottocento per ricostruire, con il massimo rigore filologico possibile, i ritratti dei pontefici del passato. Da allora, la prassi si è consolidata: ogni nuovo papa è affidato a un artista che realizza un dipinto dal quale lo Studio del Mosaico Vaticano trae il corrispondente tondo musivo destinato alla galleria papale.



Rodolfo Papa si colloca pienamente in questa tradizione e con questo lavoro, firma il 267° ritratto della serie. Il dipinto, un olio su tela di 137 centimetri di diametro, è concepito sin dall’inizio non come opera autonoma, bensì come matrice di un’immagine destinata a essere trasposta in mosaico e collocata a oltre tredici metri di altezza. Ciò implica una riflessione profonda sulle proporzioni, sull’allineamento dei volti, sulla scala dell’immagine e soprattutto sulla leggibilità a distanza: il mosaico non può essere visto frontalmente dal basso, ma deve funzionare otticamente da circa venti metri, richiedendo una marcatura precisa delle forme per evitare che l’immagine “si impasti” e perda efficacia visiva.
Consapevole di queste esigenze, l’artista ha avviato un confronto serrato con l’intera galleria dei ritratti papali, custodita all’interno della Fabbrica di San Pietro, dove sono conservati i dipinti preparatori dei precedenti pontefici. Un confronto che non è stato solo formale, ma anche ideale: misurarsi con opere realizzate dai maggiori maestri dell’Ottocento e del Novecento ha significato assumere il peso di una responsabilità storica, quella di inserirsi armonicamente in una sequenza visiva già definita, senza forzature né rotture arbitrarie.

Dal punto di vista iconografico, il ritratto di Leone XIV si distingue per una scelta precisa e meditata: porre al centro non tanto l’autorità del ruolo quanto l’umanità del volto. Rodolfo Papa ha dichiarato di aver cercato, prima di tutto, lo sguardo del pontefice, la sua tenerezza, la sua affabilità. Un lavoro reso possibile solo attraverso un’ampia e rigorosa documentazione: filmati, fotografie, bozzetti realizzati in molteplici posizioni. Determinante, in questo senso, è stato anche il ricordo diretto dell’artista del momento dell’elezione, quando Leone XIV si affacciò per la prima volta su Piazza San Pietro. Quello sguardo colto nella distanza, filtrato dagli schermi ma carico di presenza, è diventato una memoria visiva da tradurre pittoricamente in un’unica immagine capace di condensare espressione, carattere e spiritualità.



Particolare attenzione è stata riservata anche alla dimensione luministica. Il tondo musivo di Leone XIV, essendo l’ultimo della serie, è collocato in una posizione angolare, tradizionalmente problematica per la resa visiva. Da qui la necessità di un accurato studio della luce sul volto, affinché il ritratto risultasse leggibile e vibrante anche in condizioni ottiche complesse. Il lavoro di trasposizione compiuto dallo Studio del Mosaico Vaticano ha tradotto con straordinaria sensibilità il linguaggio pittorico in quello musivo, restituendo un’immagine capace di mantenere intatta la forza espressiva dell’originale.
Attualmente il dipinto, un olio su tela delle stesse dimensioni dell'opera musiva, si trova ancora presso lo Studio del Mosaico Vaticano, all’interno della Fabbrica di San Pietro, in attesa di essere collocato nella galleria dei ritratti dei pontefici. 

Rodolfo Papa. Pittore, scultore, teorico, storico e filosofo dell'arte è Accademico Ordinario della Pontificia Insigne Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon. E' Presidente dell'Accademia Urbana delle Arti presso cui insegna Arte Sacra e Tecniche Pittoriche.
Tra i suoi scritti si contano circa venti monografie, come pittore ha realizzato interi cicli pittorici per Basiliche, Cattedrali, Chiese e conventi (Basilica di San Crisogono, Roma; Basilica dei SS. Fabiano e Venanzio, Roma; Antica Cattedrale di Bojano, Campobasso; Cattedrale Nostra Signora di Fatima a Karaganda, Kazakistan; Eremo di Santa Maria, Campobasso; Cattedrale di San Panfilo, Sulmona; chiesa di san Giulio I papa, Roma; San Giuseppe ai Quattro Canti, Palermo; Sant'Andrea della Valle, Roma; Monastero di Seremban, Malesia; Cappella del Perdono, SS . Sacramento a tor de'schiavi, Roma, Nostra Signora della Pace, Sharm El Sheik, Egitto, Collegio Internazionale Sacerdotale San Paolo, Città del Vaticano, Santuario di Santa Maria Goretti, Mizyara, Libano, Collegio Internazionale sacerdotale San Giuseppe, Città del Vaticano, Cappella Napoleoni-Brunetti, cimitero di Frascati, Curia Generalizia dei Teatini in Sant'Andrea della Valle, Roma, Collegio Internazionale sacerdotale San Pietro, Città del Vaticano.

Per approfondimenti sull'artista: Leonardo teologo. Un saggio di Rodolfo Papa
La città ideale di Rodolfo Papa

Foto di copertina: Rodolfo Papa con il ritratto di Leone XIV (olio su tela)