La città ideale di Rodolfo Papa

Tradizione e innovazione nella pittura parietale

Leggere l’arte del passato per scrivere l’arte del presente, applicare tecniche antichissime sperimentando approcci inediti. L’artista e storico dell’arte Rodolfo Papa, ha iniziato a praticare la pittura parietale sin dagli anni Novanta e dopo aver studiato la lunga storia dell’affresco ed averne affrontato anche le implicazioni estetiche, ha focalizzato la sua ricerca partendo dall’analisi delle scelte “fallimentari” di Leonardo applicate nel Cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano: la pittura ad olio su parete in sostituzione della tecnica tradizionale dell'affresco. La scelta non convenzionale di Leonardo, motivata dai tempi più lunghi di asciugatura, che avrebbero permesso all’artista una pittura più lenta e più precisa per elaborare le figure, portò ad un precocissimo deterioramento della materia pittorica. Dopo Leonardo, diversi artisti tentarono di correggere gli errori commessi nel Cenacolo, con esiti comunque non pienamente soddisfacenti.

Rodolfo Papa, autore di interi cicli pittorici per basiliche, cattedrali, chiese e conventi (tra i quali si ricordano gli affreschi per la cattedrale di Bojano a Campobasso, per le basiliche di Sant’Andrea della Valle e San Crisogono a Roma, per la chiesa di San Giuseppe dei Teatini a Palermo) ha elaborato soluzioni innovative per quanto riguarda l'applicazione dell'olio su parete, intervenendo nel trattamento delle superfici da dipingere e nella preparazione dei colori, in maniera tale da rendere la pittura opaca, semi assorbente e molto liscia. 

La soluzione arrivò dopo molti esperimenti ed ebbe la sua arma vincente nell’introduzione della cera nella preparazione dei colori e del medium con il quale si finisce di preparare l’intera superficie prima della stesura del colore. 



Nel ciclo pittorico eseguito nella Cappella del Perdono presso la Chiesa del Santissimo Sacramento a Roma, un'opera inaugurata ad ottobre del 2020, l'artista ha associato alle invenzioni sperimentate nel corso dei decenni una lettura innovativa del programma iconografico, l'evento evangelico della Pentecoste, attraverso un sapiente uso della prospettiva e una risemantizzazione dei modelli del passato.

Nella realizzazione della Cappella del Perdono ho guardato contemporaneamente, lasciandomi ispirare, a Dalì e Tiziano, a Giotto e Magritte. 

La concezione estetica messa in scena dal maestro romano nella Cappella del Perdono, riflette, in particolare, la predilezione per quella linea della storia dell'arte che procede dai cosiddetti “primitivi”, artisti  precedenti al Rinascimento, per arrivare alle esperienze novecentesche segnate dalla metafisica.
Esemplare in quest' ultima opera di Rodolfo Papa, articolata in un doppio spazio, celeste e terrestre, la riflessione sul soggetto della città ideale: un tema centrale nella trattatistica e nell'iconografia del Quattrocento e del Cinquecento, reinterpretata attraverso le forme neorazionaliste dell'architettura contemporanea.   

Ho avuto l'opportunità di raccontare l’evento della Pentecoste lavorando da pittore, ma con una coscienza da architetto. Tutta l’architettura diventa così un grande vuoto, un immenso cielo idealmente suddiviso in uno spazio terreno e uno spazio celeste... Si viene così a creare uno sfondamento della struttura architettonica: tutte le pareti si annullano per diventare una struttura circolare, una cupola che come nella storia dell’arte rappresenta la volta celeste.