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La Cleopatra di Girolamo Masini

Ottocento alla GAM di Roma

La Storica dell’arte della Sovrintendenza Capitolina Arianna Angelelli in questo video racconta “La Cleopatra” (1882), scultura realizzata dal fiorentino Girolamo Masini (1840-1885), appartenente alla generazione di artisti che, contro il freddo Neoclassicismo canoviano, abbracciarono le poetiche del Realismo tardo ottocentesco. Tuttavia, l’intensità intimista e la purezza delle forme di questa scultura avvicinano Masini anche alla lezione romantica di Pietro Tenerani (1789-1869). 
Masini, insegnò anche all'Accademia Nazionale di San Luca a Roma ed ebbe fra i suoi allievi figure come Ernesto Biondi (Ernesto Biondi: I Saturnali). 
Per la scultura, Masini scelse due marmi diversi: quello bianco di Carrara per la figura femminile e il cesto di frutta, quello grigio, probabilmente bigio, per definire la struttura architettonica del gruppo.

Nel basamento con il leone e un basso gradino, poggia una lastra decorata con linee geometriche incise e sulla destra, la firma dell’artista: G. Masini Roma 1882

La regina Cleopatra è qui raffigurata frontalmente, seduta sul dorso di un leone accovacciato, posto di profilo e poggiato su un podio, quest’ultimo preceduto da un basso gradino.


Girolamo Masini, Cleopatra, 1882, marmi, h. 130cm. largh. 116 cm., Galleria d’Arte Moderna, Roma - © Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali - GAM

Il busto nudo è inclinato verso sinistra, con la spalla che si adagia sulla testa del leone e il braccio piegato a sostenere il capo reclinato della donna. Al languido movimento si contrappone la posizione del braccio destro teso, ad afferrare il ginocchio della gamba accavallata, quasi a stabilizzare l’oscillante posizione.
Le formosità del corpo della giovane Cleopatra sono accentuate dai seni esposti e ben torniti, dai tratti regolari, dalla bocca carnosa e dalla morbida rotondità del volto incorniciato da un’elaborata e voluminosa parrucca a boccoli, cinta da un nastro annodato sulla nuca, con sopra la fronte, al centro, un amuleto raffigurante il dio Anubi. La donna è abbigliata con una lunga e ampia gonna plissettata, fermata in vita da una cintura, sotto la quale si scorge la posizione della gamba sinistra accavallata sulla destra.

Sulla base, accanto ai piedi coperti da eleganti sandali orientali intrecciati con foglie di papiro, che presentano una lunga punta rivolta verso l’alto, è presente l’elemento saliente della scena: un cesto di frutta da cui striscia, salendo sulla veste, il fatale serpente

Sul braccio destro, un bracciale a spirale e sull’avambraccio sinistro un altro dalla semplice forma circolare. 
Una ricchezza di dettagli orna la figura: i motivi dei fiori di loto sull’orlo della veste, uno scarabeo al centro della cintura, una la grande collana realizzata con pietre irregolari alternate a ciondoli a forma di api, con al centro un pendaglio formato da una placchetta che, impresa a rilievo, mostra la figura della dea Bastet e sotto il ciondolo del dio Anubi. 

La regina Cleopatra, ultima sovrana d’Egitto, fu sconfitta da Ottaviano Augusto nel 31 A.C dopo la disfatta della flotta egiziana nella battaglia navale di Azio

Il momento rappresentato da Masini è quello antecedente alla morte della Regina decisa a suicidarsi con il morso dell’aspide pur di non cadere viva nelle mani dei Romani. L’attenzione dello scultore è concentrata sia nel descrivere il corpo giovane e seducente di Cleopatra, sia nel cogliere il suo stato d’animo turbato e malinconico prossimo alla morte.
L’opera è emblematica di un gusto e di una predilezione per un tema assai caro agli artisti tra fine Ottocento e primi Novecento: la donna fatale dalla bellezza conturbante e pericolosa. La seduzione di queste figure femminili a fine Ottocento veniva desunta da opere letterarie (come la Carmen di Merimèe), da miti antichi (la storia di Circe e di Pandora) e dalla storia sacra (la figura di Salomè). 
Nella "Cleopatra" il tema della femme fatale si unisce a quello dell’esotismo a cui fanno riferimento alcuni dettagli del suo ricco abbigliamento: le api, simbolo legato ai sovrani del Basso Egitto, la placchetta della collana con Anubi, dio dei morti, raffigurato con un corpo a metà tra cane e sciacallo e il pendente con la raffigurazione di Bastet, la dea egizia con il corpo di donna e la testa di gatto, nel suo ruolo di divinità protettrice della pace. Lo scarabeo, invece, è l’animale considerato dotato di una magica forza protettiva che veniva apposto sul petto delle mummie come amuleto.

Infine, i fiori di loto che bordano la veste ricordano l’attributo della dea Iside, divinità legata alla fertilità della terra come forza rigeneratrice

Questi ornamenti simbolici sono stati scelti da Masini per il loro preciso richiamo al mondo dei morti e qui, servono ad annunciare il momento drammatico del prossimo trapasso della Regina. Solitamente, infatti, l’iconografia tradizionale mostrava l’agonia di Cleopatra, l’atto finale dopo il morso dell’aspide, mentre nell’opera dello scultore toscano tutto deve ancora accadere. 

L’artista non descrive il gesto eroico della Regina ma si sofferma ad analizzare le sfaccettature del suo stato d’animo che tradisce la rassegnazione per l’ineluttabilità del gesto estremo

L’opera, che fa parte del primo nucleo della collezione capitolina di “opere moderne”, fu acquistata nel 1883 in occasione dell’Esposizione Internazionale di Belle Arti di Roma, dove ottenne un discreto successo dalla critica (I 100 anni della Galleria d’Arte Moderna di Roma).

APPROFONDIMENTO
Cleopatra. L'ultima regina d'Egitto


FOTO DI COPERTINA 
Girolamo Masini, Cleopatra, 1882, marmi, h. 130cm. largh. 116 cm., Galleria d’Arte Moderna, Roma - © Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali - GAM