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Max Peiffer Watenphul, giovane artista al Bauhaus
Un racconto di Cristina Mazzantini
Promossa dalla Fondazione dedicata all’artista dal nipote Enrico Pasqualucci e curata da Gregor H. Lersch (Direttore del Museo Casa di Goethe), qui intervistati, la mostra è styata realizzata grazie al sostegno del Bauhaus-Archiv/Museum für Gestaltung (Berlino), per mettere in luce la variegata attività di Peiffer Watenphul, un pittore poco conosciuto al grande pubblico con una formazione e un iter molto particolare.
Artista cosmopolita e colto, Peiffer Watenphul si è formato nella storica scuola del Bauhaus tedesco (L'evoluzione del Bauhaus) nei primi anni di Weimar (1919-1922), divenendo poi un viaggiatore inquieto: dopo il 1924, soggiorna in Messico, Francia, Jugoslavia, ma sceglie l’Italia come patria d’elezione.
A Roma approda fin da giovane con una borsa di studio presso l'Accademia Tedesca di Villa Massimo (1931-1932); dal 1946 al ’58 vive a Venezia, ma torna nuovamente nell’Urbe soggiornandovi fino al ’76, quando finisce i suoi giorni per essere sepolto nel Cimitero Acattolico della Città eterna.
La mostra offre l’occasione per sottolineare l’ambizioso progetto Bauhaus, scuola nata sulle macerie della Prima Guerra Mondiale con il proposito di ricostruire il mondo e ridisegnarne il futuro. A partire dalla sperimentazione di nuovi linguaggi, la Bauhaus promosse un dibattito sulla democratizzazione dell’arte attraverso la produzione “in serie” di manufatti destinati al popolo. Questa visione progressista e multidisciplinare, attenta all’innovazione tecnologica unita a parametri economici, metteva le basi di una nuova estetica fondata su principi etici. Verbo del Bauhaus:Mazzantini sottolinea la rilevanza culturale che la leggendaria Bauhaus ebbe sul giovane, una fucina di creatività che, dal 1919, innescava un processo irreversibile di rinnovamento dell’immaginario moderno, a partire dalla pittura, fino all’architettura e al design
I tre anni trascorsi a Weimar dall’artista furono molto intensi e fondativi, vissuti a fianco a personalità del calibro di Walter Gropius, Vasilij Kandinskij, Lyonel Feininger, Oskar Schlemmer, Kurt Schwitters, Johannes Itten, ma soprattutto l’amico Paul Klee, per il quale approdò al Bauhaus mantenendo negli anni un rapporto di reciproca stima.Partire da zero, imparare facendo, provare e sbagliare, teorizzare e insieme praticare”
Nato nella cittadina di Weferlingen, il ragazzo mostrò subito un forte interesse per la pittura, imparando da autodidatta a disegnare. Dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914, intraprende studi di Giurisprudenza e a Monaco di Baviera visita regolarmente pinacoteche e mostre d’arte contemporanea. Fu proprio qui, nel 1915, che vide per la prima volta le opere di Klee, a quel tempo ancora emergente: Peiffer Watenphul aprì gli occhi su ciò che stava già sperimentando nella direzione di un proprio linguaggio figurativo moderno, come evidente nelle nature morte di quegli anni, o in un suo “Autoritratto con poesia” che lascia intravedere una spiccata autonomia pittorica.Il percorso artistico di Peiffer Watenphul verso il Bauhaus di Weimar non fu lineare
Max Peiffer Watenphul, Autoritratto con poesia, 1919, acquarello e tempera, 51,5x49cm., Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul
Dopo il praticantato legale, Peiffer Watenphul contattò personalmente Klee per poter ricevere lezioni private, ma l’artista si dichiarò disponibile solo a discutere con lui di singole opere, per cui, su suggerimento della moglie Lily, decise di iscriversi alla neonata scuola statale del Bauhaus e di frequentare il corso propedeutico tenuto da Johannes Itten.
Durante gli anni di Weimar, al Bauhaus la pittura non costituiva una mera appendice delle arti applicate, anzi, nella scuola conviveva una notevole pluralità di approcci pittorici, ricerche che costituivano un campo autonomo di pratica artistica e riflessione teorica aperto a chiunque. Tanto più che, fin da subito, Gropius chiamò un ampio numero di pittori nel ruolo di insegnanti allo scopo di sostenere il connubio tra artigianato e arte, cosa impensabile nelle accademie d’arte tradizionali.
Max Peiffer Watenphul, Giovane donna con cappello con piume, 1922, matita e acquarello, 53x39,7cm., Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul, Roma
Nel gruppo di “giovani pittori del Bauhaus”, così definiti, al quale partecipò Peiffer Watenphul, le esplorazioni artistiche non erano solo espressione individuali, ma il riflesso di questioni centrali del modernismo classico: si pensi al rapporto tra figurazione e astrazione, all’autonomia del colore, alla dissoluzione degli spazi pittorici tradizionali, fino alla ridefinizione del soggetto nell’immagine.
Arricchiscono la mostra una serie di opere significative del rapporto intenso che l’artista ebbe con i suoi maestri, a partire da piccoli ritratti e paesaggi dove risuona l’amore di Peiffer Watenphul per le opere di Klee, pittore del quale in mostra viene esposto un disegno (L’hotel dirompente, 1938). Lo stesso maestro svizzero era rimasto particolarmente colpito dalla qualità delle prime opere del giovane; inoltre, Gropius lo sostenne concedendogli di assistere a tutti i laboratori della scuola e di avere un suo atelier personale, una libertà molto ampia per lo studente e un privilegio generalmente riservato solo ai maestri del Bauhaus.
Oltre al maestro svizzero, sono presenti in mostra anche un disegno acquerellato di Otto Dix (Richard Parrisius e Max Peiffer Watenphul, 1926), artista conosciuto subito dopo Weimar, un ritratto ad olio di Alexej von Jawlensky (Testa del ballerino Sacharoff, 1913) e un acquerello di Oskar Schlemmer (Vista attraverso la finestra, 1925), tutte testimonianze che, in relazione con i lavori del giovane artista tedesco, evidenziano un inevitabile riverbero stilistico e formale derivato della grande scuola. Colori intensi, modalità espressive sempre vigorose e forme distorte, sono dimostrazioni esemplari della sperimentazione Bauhaus in un periodo ancora fortemente influenzato dalla poetica Espressionista.
Nel corso più innovativo della scuola, nato sulle orme dei nuovi studi tedeschi dedicati alla “psicologia della Gestalt”, denominato “teoria della forma”, Klee e Kandinskij stavano sperimentando le loro teorie pittoriche: un cubo, un quadrato o un cerchio, venivano interpretati non solo come forme semplici e di base, ma come forze viventi dotate di sentimenti, sensazioni e dinamiche interiori che, soprattutto nei laboratori di Itten, assumevano anche significati magici, ordini cosmici e principi creativi della natura.
Questi aspetti innovativi del Bauhaus sono documentati in mostra attraverso la copia precisa di uno splendido "Arazzo" (1921), esempio eccezionale di manufatto artigianale e artistico riconducibile proprio all’approccio didattico innovativo della “teoria della forma” di Klee e Kandinskij.
A differenza dei dipinti e degli acquerelli figurativi ed espressionisti dell’artista, l’Arazzo presenta un linguaggio visivo rigorosamente astratto e ultramoderno, ma pure sempre basato sul ritmo di forme e colori che caratterizza tutta la sua attività artistica futura.Infatti, fa notare il curatore della mostra, Gregor H. Lersch, tutta la produzione del giovane Peiffer Watenphul, anche quando artigianale è interpretabile a partire dalla sua principale dedizione alla pittura
Questa “decorazione da parete”, fu realizzata nel laboratorio di tessitura di Itten sulla base di una composizione rigorosamente strutturata nelle forme geometriche del triangolo e del quadrato combinando tonalità di bianco, grigio, giallo, blu, nero e rosso. La ridotta tavolozza cromatica rispondeva ai fondamenti teorici del Corso propedeutico, nel quale, alle forme elementari venivano attribuite proprietà ben precise: i triangoli erano “sghembi” e i quadrati “calmi”.
Il percorso espositivo presenta anche bacheche contenenti alcuni documenti d’archivio, tra cui lettere e cartoline condivise dal pittore con Klee, Schlemmer, Dix e altri artisti importanti della sua cerchia di frequentazione.
Già allievo del Bauhaus, Peiffer Watenphul riscuoteva i primi successi nel mercato dell’arte, iniziando ad affermarsi come artista indipendente: nel 1920, firma un contratto con un rinomato gallerista di Dusseldorf, Alfred Flechtheim e partecipava regolarmente alle esposizioni dell’associazione artistica “La giovane Renania”.Lo straordinario corpo docente forgiava il talento di molti studenti che, dopo la drammatica chiusura del 1933 si dispersero nel mondo diffondendo la preziosa eredità Bauhaus: lo stesso Peiffer Watenphul rappresenta un originale ed interessante frammento
Questo sodalizio fra artisti della Germania occidentale prosegui con la sua assunzione presso l’Università delle Arti Folkwang di Essen e in seguito, con il suo lavoro a Wuppertal. In Renania, subito dopo Weimar, conosce Jawlensky e Dix, con i quali ha un rapporto di amicizia e stima reciproca.
Peiffer Watenphul era entrato in contatto con la fotografia già al Bauhaus, per poi approfondire questo suo interesse negli anni Trenta, con un viaggio in Marocco e mentre lavorava alla Folkwangschule di Essen (1927-31); familiarizzando con le tecniche sviluppò fotografie figurative molto personali, basate su composizioni rigorose. Al mezzo fotografico continuò a dedicarsi assiduamente soprattutto durante il primo soggiorno romano a Villa Massimo (1931-1932); numerosi gli scatti particolarmente interessanti da un punto di vista visivo dedicati ad architetture che egli stesso definiva “dipinti fotografici”.
Nel 1933, Peiffer Watenphul è insignito del Premio dell’Accademia di Berlino e dopo l’ascesa al potere dei nazisti, torna nella casa di famiglia a Hattingen, dove si ritira.
Una delle sue nature morte floreali in possesso della Nationalgalerie di Berlino, per cui aveva ricevuto un premio, viene esposta alla mostra “Arte degenerata” a Monaco.Nel 1937, i nazisti controllano la sua posta, requisiscono o rimuovono la maggior parte dei suoi quadri dai musei
Dopo l’accaduto, Peiffer Watenphul fuggiva in Italia rifugiandosi presso la sorellastra Grace che viveva con l’architetto Enrico Pasqualucci.
Peiffer Watenphul sperimentava composizioni fotografiche che poi avrebbe ripreso nei sui suoi dipinti dove presentava oggetti ritagliati e portati in primo piano con il risultato di aumentare il dinamismo e la profondità.
Esemplare da questo punto di vista, la serie di dipinti che negli anni Cinquanta Peiffer Watenphul dedica a Venezia basandosi su paesaggi lagunari ripresi da cartoline postali. In mostra, molte di queste presenti nel suo lascito documentano in modo inequivocabile gli stessi scorci di alcuni dipinti, oltre a macchie di colore che ne confermano la presenza durante il lavoro di pittura.
Nel catalogo della mostra, il curatore Gregor H. Lersch fa notare che in questo caso Peiffer Watenphul è a tutti gli effetti il pioniere di una tecnica che dai primi anni Sessanta sarebbe stata utilizzata da un altro pittore tedesco nei suoi “dipinti fotografici”, Gerhard Richter.
FOTO DI COPERTINA
Max Peiffer Watenphul a Essen, Folkwangschule, 1927, Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul