Federico Zeri

Autobiografia

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Federico Zeri, nato 21 agosto nel 1921 e scomparso il 5 ottobre 1998, uno dei massimi conoscitori e  storici dell’arte del Novecento,  si propone senza filtri con il suo spirito giocoso in questo prezioso documentario realizzato da Ludovica Ripa di Meana nel 1991 per la Rai. 

Ci troviamo a casa del professore a Mentana, una ventina di chilometri da Roma, un giorno qualunque, mentre Zeri riceve la posta consegnatagli dal suo collaboratore di fiducia e assistiamo alla proclamazione degli  eredi del suo corpo in una poesia improvvisata che rinchiude in sé la simpatica follia del grande professore. 

Che un mio capello dal contatto zerico, 
venga lasciato a Valeria Numerico, 
che tutto il resto dei miei capelli,
venga lasciato a Barbara Palombelli, 
che il mio naso dalle narici storte 
venga lasciato ai repubblicani di Orte,
che i miei occhi dalla bellezza verde
vengano lasciati a Clara Galimberti
che la mia bocca carnosa e sensuale
venga lasciata a Claudia Cardinale…
Federico Zeri

Il documentario è un rapido excursus della sua vita nella quotidianità  ambientata nel roseto del suo grande giardino. dove svela tra l’altro che fu un caso a determinare la sua scelta di studiare la storia dell’arte piuttosto che dedicarsi alla botanica.

“Iniziai a studiare chimica quando mio padre era ancora vivo, racconta Zeri, e nello stesso tempo studiavo botanica con il professor Carano, cosa che mi ha sempre affascinato. Io credo che piuttosto che lo storico dell’arte avrei dovuto fare il botanico. Io la trovo una cosa di un interesse immenso. E’ un mistero. Per me entrare nella botanica e come entrare in un continuo mistero.”

Cosa mi spinse poi a cambiare e ad apprendere la storia dell’arte?  E’ successo un fatto  molto strano: nel 1941 fui chiamato alle armi e facemmo un campo in un palazzo bellissimo che poi fu completamente devastato prima dai militari poi  dalle bombe: Palazzo Chigi  Zondadari in Val d’Orcia in provincia di Siena. Accanto al palazzo dove noi dormivamo sulla paglia per terra c’era la Collegiata di San Quirico d’Orcia e io lì vidi un opera d’arte che mi sconvolse, e che c’è ancora per fortuna. Sono gli intarsi del coro, eseguito per il Duomo di Siena in origine da Antonio Barili, che poi smontato fu disperso, e mi sembra che sette pezzi siano oggi a San Quirico d’Orcia.
Stranamente io ritrovai in questi intarsi della fine del Quattrocento lo stesso spirito che alleggia in certi quadri metafisici di de Chirico. Questo fu prorio l’incontro che mi cambiò la vita.”
Federico Zeri

In questo filmato entriamo nella sua pinacoteca e nell’ambiente intimo della sua casa, che testimonia la sua grande passione per il mondo antico, arredata con oggetti e dipinti di epoche e culture molto diverse, raccolti seguendo le sue predilezioni. 

Federico Zeri racconta la sua vita, condividendo con noi i suoi ricordi personali e quelli legati fin dalla tenera età alla storia dell’arte.