Il segreto di Manet

Un saggio di Franco Rella sull'autore dell'Olympia

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Credo che ciò che in primo luogo mi ha colpito nei quadri di Manet siano gli occhi e gli sguardi dei suoi ritratti, che provocano, come dice Bataille un malaise, una sensazione di malessere.

Così scrive Franco Rella che, sviluppando le riflessioni di Georges Bataille, indaga le ragioni profonde della capacità attrattiva di Manet, e ne mette a fuoco il carattere enigmatico che sopravvive ad ogni interpretazione.

Édouard Manet è uno dei pittori più apprezzati e anche uno dei più misteriosi: le tele che suscitarono scandalo nei suoi contemporanei non smettono di provocare oggi inquietudine e disagio. Poeti, scrittori e filosofi (da Zola a Mallarmé fino a Foucalt) hanno cercato di penetrare il mistero che avvolge sguardi e ambientazioni dei suoi quadri.

Un enigma che si percepisce, con particolare forza, nel dipinto Olympia, realizzato da Manet nel 1863 e conservato al museo d'Orsay di Parigi:

Una pittura che non è eloquente, non racconta ma si presenta e proprio per questo noi cerchiamo cosa si presenta dentro. Dove guarda Olympia? Perché questa prospettiva così schiacciata? Nell’Olympia c’è qualcosa che va oltre il quadro. In questo quadro, dove è raffigurata una donna che non guarda da nessuna parte e che i primi critici assimilavano ad un cadavere sul tavolo dell’obitorio percependo un’aura mortale, possiamo dire che c’è il sacrificio della rappresentazione e che ci troviamo di fronte ad un’opera in qualche modo estrema.

 Rai Cultura ha incontrato il filosofo Franco Rella, in occasione della presentazione del saggio Il segreto di Manet (edito da Bompiani), presso la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.