Umberto Boccioni

Le parole di un pittore

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In questa intervista, lo storico dell’arte Mario De Micheli, ripercorre l’intensa e breve parabola esistenziale ed artistica di Umberto Boccioni (Reggio Calabria 1882 - Verona 1916). Centrale, nella ricostruzione, è la complessità di motivi e di istanze che concorrono a definire l’esperienza estetica di Boccioni e a deciderne l’influenza sulla cultura europea. De Micheli parla di lui come di un artista in cui la ricerca di un linguaggio legato alla civiltà industriale, che genera le forme più sperimentali, si coniuga con la passione per una verità di sostanza umana che vada oltre i dati tecnologici della cultura contemporanea. Agli impressionisti, Boccioni riconosceva il merito di avere liberato il colore dai presupposti accademici, ma, facendo propria la critica tipica delle avanguardie, agli stessi contestava di essersi fermati alla superficie della realtà, senza costruire il quadro, senza dargli l’impianto. L’elemento mancante egli lo trova nel dinamismo, che lo avvicina al futurismo di Marinetti, con cui firma il manifesto del 1909, ma da cui si distingue per la grande coscienza della cultura e della storia.

Milano, per Boccioni, è stata il teatro più prestigioso della sua consocenza e della sua produzione.
Mario De Micheli

Il suo linguaggio pittorico incontra e accoglie alcune suggestioni del divisionismo, della geometria cubista, e dell’espressionismo tedesco, di cui condivide la disposizione verso il dramma. Tuttavia si tratta di istanze che Boccioni, lungi dall’accettarle passivamente, sottopone sempre a critica, pervenendo a esiti artistici inediti e complessi.