Mantegna secondo Olmi

Il Cristo morto nell'allestimento ideato dal regista per la Pinacoteca di Brera

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Mantegna non ha mai mostrato il quadro a nessuno, soltanto alle persone intime. […] Ci siamo trovati a dover vivere una contraddizione: un quadro fatto per non essere visto collocato in una sede museale dove si va per i quadri che vogliono essere visti
Ermanno Olmi

La Pinacoteca di Brera presenta il nuovo, scenografico, allestimento di due dei suoi maggiori capolavori: il Cristo morto di Andrea Mantegna (1475-1478) e la Pietà di Giovanni Bellini (1465-1470). Il progetto, realizzato da Ermanno Olmi (1931 - 2018), tiene conto non tanto e non solo dei valori emozionali di questi due straordinari dipinti, tasselli fondamentali della pittura rinascimentale in Italia settentrionale, ma è delineato anche secondo un’attenta valutazione dei dati storici e di quelli compositivi, con particolare attenzione ai valori prospettici, luministici, cromatici e iconografici, oltre che alle problematiche conservative. Viene così creato tra le due opere un ideale dialogo e, con un linguaggio scabro ed essenziale, il progetto di Ermanno Olmi ne valorizza anche le potenzialità drammatiche, dando vita a una nuova visione che rivoluziona i tradizionali criteri museali.

Nel "Cristo morto" di Mantegna non c’è una datazione. Appartiene all’assoluto, quindi all’eterno, al passato e al futuro. Sono convinto che tra le cose che, forse, resteranno nella memoria dei sistemi cosmici, in qualche angolo, troveremo il "Cristo" del Mantegna
Ermanno Olmi


Questo servizio è stato realizzato da RAI Cultura nel 2014