Maria Lai

    La leggerezza della montagna

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    Senza l'arte l'uomo arriva cucciolo alla vecchiaia e le sue energie o si addormentano o si sprigionano nella violenza, nella depressione e nell'infelicità.
    Maria Lai

    Maria Lai (1919-2013), personalità di spicco della scena artistica contemporanea, continua a far parlare di lei con mostre e approfondimenti che arrivano cospicui soprattutto post mortem.  Non c’è dubbio che la vasta ricchezza di suggestioni poetiche della sua opera (scultura, pittura, disegno, chine, acquerelli, collages, telai, libri cuciti, interventi ambientali, azioni teatrali), sempre audaci ed attuali, inciti l’artista di oggi alla consapevolezza profonda del suo ruolo attivo nella produzione culturale, sia come intellettuale sia come artefice. 

    In questa video intervista, rilasciata in occasione di una personale del 1989, l'artista settantenne racconta di sé con parole semplici, per avvalorare la fitta trama di arte e vita che ha caratterizzato la sua parabola creativa. Una difficile affermazione quella della Lai, costellata fin da subito da travagliate vicissitudini famigliari, da crisi esistenziali che l'hanno indotta al ritiro dal mondo rumoroso degli anni Sessanta e primi Settanta, durante i quali l'esile donna ha praticato in religioso silenzio la sua opera di alchimie.

    L'arte le ha salvato la vita e le ha dato speranze ritrovate nel gioco con le sue tipiche forme, figure tratte da miti e favole del ricco immaginario rurale e arcaico della sua Sardegna. Ulassai, il piccolo paese dell’Ogliastra arroccato nelle montagne dove da piccola trascorreva momenti felici, è diventato la sorgente dei suoi elementi formali primari, da qui è partita e qui è ritornata per far parlare i suoi muri, le pietre, il pane delle donne impastato con l'acqua e cotto con il fuoco e ancora, i vecchi telai di antichi riti femminili, il tutto in un intreccio di trame come storie, dense della forza millenaria e ancestrale di questa terra. 

    Negli anni Settanta, mentre l'Arte Povera dissolveva la spinta iniziale, Maria Lai inizia ad elaborare materie informi: si fa così notare e arriva nel 1978 alla Biennale di Venezia. Gli anni Ottanta sono quelli della piena maturità con i libri cuciti e le mappe astrali - o Geografie - ma soprattutto con le installazioni effimere e le azioni teatrali sul territorio. Prima fra tutte, Legarsi alla Montagna (1981), performance di Land Art collettiva, realizzata con gli abitanti di Ulassai invitati ad unire le loro case alla montagna, con un nastro azzurro di 27 kilometri. Maria Lai dava forma alla leggenda sarda di una bambina che, per inseguire un filo azzurro che volava in cielo tra i fulmini, usciva della grotta poco prima del crollo. Sarà quest'opera la più importante della sua vita, un'azione alla quale ne seguiranno altre, fino al 2006 quando nasce il suo museo-fondazione di Ulassai, Stazione dell’arte, situato in una vecchia stazione in disuso, che Maria Lai sceglie come sede per un centinaio di lavori donati al suo paese. A corollario e completamento, il Museo a cielo aperto, esempio di arte pubblica e sociale avviato dall'artista che chiamerà a partecipare gli amici Luigi Veronesi, Guido Strazza, Ettore Consolazione, Battore Balloi, Nicola Mucillo e Costantino Nivola: quest'ultimo, realizzerà proprio qui la sua ultima creazione (Fontana sonora, 1982). Le opere della Lai inoltre, si propagano al di là del paese, sulle campagne, invitando il fruitore a sentire la naturale imponenza delle rocce, ricche di storie e leggende pastorali come La scarpata, La strada del rito e Il muro del groviglio. Nel video intervista che mostra l'artista in questo contesto allora in progress, Maria Lai appare serena e fiduciosa nell'invitare i giovani artisti a rendere i muri delle periferie "muri leggeri".

    Maria Lai muore a Cardedu il 16 aprile del 2013; è sepolta presso il cimitero di Ulassai.

    Si ringrazia Archivio Maria Lai.