Canova e il tempio a lui dedicato

Un racconto di Fabio Benedettucci

All’interno della mostra Canova. Eterna Bellezza, in corso fino al 21 giugno 2020 a Museo di Roma Palazzo Braschi, Fabio Benedettucci, curatore storico dell'arte della Sovrintendenza Capitolina ci propone un commento sui tempi dedicati a Canova. 

Al suo tempo Canova era considerato il più grande scultore vivente e nei suoi confronti c'era una sorta di idolatria da parte di pontefici, intellettuali, regnanti, artisti e viaggiatori del Grand Tour, ai quali suo studio era sempre aperto. 


Quando Canova era ancora in vita, furono prese varie iniziative per erigere a Roma un monumento in suo onore,  degno del grande Uomo, anche se nessun progetto fu portato a termine. 

L’architetto Giuseppe Camporesi progetta addirittura già nel 1802 un Tempio per ospitare, in una sorta di Pantheon, alcune sculture di Canova. 

A Possagno, sua città natale, lo scultore era stato più volte invitato dai compaesani a contribuire alle spese per le riparazioni dell’antica chiesa parrocchiale, ma dopo essersi reso conto dello stato della vecchia chiesa, aveva invece proposto di edificarne una nuova a sue spese chiedendo alla comunità di fornirgli gratuitamente soltanto la calce e i sassi. Gli anziani della cittadina di Possagno erano però restii all’idea di Canova e i fondi per l'approvvigionamento dei materiali non arrivavano. 

Anni dopo, quando aveva acquisito la fama di primo artista d’Europa, Canova ritornò sull’idea nel 1818 rendendo il progetto architettonico ancora più grandioso: iniziò cosi nel 1819 la costruzione della chiesa a pianta centrale rotonda ispirata al Pantheon, che fu finanziata dallo scultore per la sua città natale. Per la costruzione Canova fornisce i materiali, provenienti da altre regioni, e impiega a sue spese ben 250 operai oltre agli addetti al trasporto e agli animali da tiro. 

Purtroppo Canova non avrà la possibilità di vedere ultimata questa sua opera: morirà infatti a Venezia il 13 ottobre 1822. 

Alla morte di Canova, prima che il suo corpo fosse restituito al paese natale per essere tumulato nel Tempio da lui progettato, il suo cuore venne racchiuso in un’urna che fu deposta all’Accademia di Belle Arti di Venezia, proprio nella sala che conteneva i gessi delle sue opere più celebri.

Nel 1827 l'urna fu trasferita e deposta nella monumentale piramide marmorea eretta in onore dello scultore nella basilica veneziana dei Frari. La piramide che custodisce la reliquia fu disegnata dai suoi allievi seguendo un progetto del maestro per un monumento a Tiziano mai realizzato. Il cuore dello scultore si trova così a Venezia mentre il resto delle sue spoglie furono deposte nel 1822 nel solenne Tempio a Possagno, per opera del suo fratellastro Giovanni Battista Sartori Canova. Il Tempio verrà consacrato soltanto dieci anni dopo, nel 1832.