L'arte come strumento per la formazione in area medica e sanitaria

    L'arte come strumento per la formazione in area medica e sanitaria

    Un libro di Vincenza Ferrara

    L'arte come strumento per la formazione in area medica e sanitaria

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    L’arte può avere un ruolo centrale nell’ambito della formazione del Personale di Cura per lo sviluppo delle competenze e per l’Umanizzazione del percorso terapeutico.
    L’applicazione dell’Arte come strumento per l’apprendimento e la sua relazione storica con la Medicina possono essere un valido supporto per lo sviluppo di capacità quali
    l’osservazione, l’ascolto attivo, il problem solving e l’empatia, utili a migliorare la professione e il rapporto con il paziente. È possibile riscoprire il legame tra arte, medicina
    e cura per aiutare i professionisti della salute a migliorare la loro attività e suggerire alle istituzioni museali come supportare il loro benessere.
    Vincenza Ferrara

    Vincenza Ferrara è direttrice del Laboratorio di Arte e Medical Humanities della Sapienza – Università di Roma. Il suo ambito di ricerca riguarda l’uso del Patrimonio Culturale come strumento di apprendimento, di inclusione sociale e per la promozione del benessere adottando metodi innovativi. Svolge attività seminariali e di insegnamento in corsi di area medica e sanitaria, formazione per insegnanti e operatori museali in relazione ad ambiti legati alla pedagogia, psicologia speciale e museologia.
     

    Lezione di Anatomia del Dottor Tulp, 1632, Rembrandt van Rijn.
    Mauritshuis, The Hague



    Nel suo saggio "L’arte come strumento per la formazione in area medica e sanitaria" (Aracne Editrice 2020) indaga il rapporto tra arte e medicina. Storicamente gli artisti hanno messo le loro capacità al servizio degli studi scientifici per indagare il corpo umano. Può inquadrare il contesto storico di questo rapporto?

    Vincenza Ferrara: Il rapporto tra Artisti e i Medici nasce in epoca classica quando la dissezione dei cadaveri era vietata per motivi religiosi e permane fino al 1251 con l’editto di Federico II che permetteva e anzi incoraggiava questo tipo di pratica. La capacità di osservazione degli artisti permetteva loro di riprodurre i corpi con le parti anatomiche, nelle sculture ad esempio, utili per chi si occupava della cura.

    L’approccio degli artisti allo studio dell’anatomia anche attraverso la dissezione di cadaveri permetteva loro di riprodurre corpi che aspettavano solo di essere vestiti. Gli studi preparatori di dipinti, ad esempio, possono essere utilizzati in trattati di anatomia. Pensiamo a Leonardo, Michelangelo, Raffaello tanto per citare i piu’ noti.


    Anatomia di testa maschile, Gaetano Zumbo, fine XVII.
    Sistema Museale dell’Università degli studi di Firenze
    Foto di Saulo Bambi

    Curiosando nei primi trattati di anatomia della fine del quattrocento possiamo trovare la rappresentazione di dissezioni o di parti anatomiche a cura degli artisti dell’epoca. Ma solo per citare altre esperienze rappresentative possiamo parlare della Ceroplastica anch’essa antica tecnica di lavorazione della cera utilizzata a partire dal XVII secolo per la riproduzione a scopo didattico di modelli anatomici. Un esempio, quello della testa di Gaetano Zumbo, costituisce un capolavoro artistico, oltre che un attento studio anatomico. Devo dire che i miei studi in questo settore mi hanno “svelato” quanto i medici abbiamo continuato ad avere un rapporto particolare con le arti. Parliamo di produzione artistica ma anche di musica o di attenzione all’arte come fonte di studio ad esempio di malattie oggi ora scomparse o per capirne le origini e l’evoluzione. E ancora oggi incontro Medici che sono artisti o comunque innamorati delle Arti.
     

    Ex-voto , De Luca 1848. Museo Diocesano di Lanciano (Chieti)

    Dalla metà del XV secolo è una pratica offrire quadri votivi che rappresentano la vicenda della malattia del protagonista e al miracolo che l’ha mantenuto in vita. Cosa ci raccontano questi quadri?

    Vincenza Ferrara: Gli ex-voto anche loro antichissimi si trasformano nella rappresentazione della storia di malattie o incidenti “mortali” risolti da un miracolo. Anche questi quadri possono rappresentare un utile strumento per la formazione medica e sanitaria. Un esempio puo’ essere un piccolo quadro votivo del 1848 conservato presso il Museo diocesano di Lanciano, utilizzato nelle attività laboratoriali da me progettate per gli studenti di Medicina della Sapienza.
    Adottando un metodo che richiede agli studenti di osservare e ipotizzare cosa stia succedendo nell’immagine che viene proposta, senza conoscerne nessun particolare, si puo’ cogliere la storia della malattia e dettagli che possono essere collegati all’evoluzione dell’arte medica. In questo caso viene riconosciuto il medico che sente il polso del paziente confrontando le pulsazioni con i battiti del proprio cuore. Lo stetoscopio era stato inventato da poco e si dovra’ aspettare la fine dell’ottocento per l’invenzione dello sfigmomanometro, per misurare la pressione. Gli studenti discutendo pongono l’attenzione sulle attività della donna ai piedi del moribondo e la presenza di alcuni elementi come la caffettiera che possono indicare che il moribondo poteva avere la pressione bassa e veniva in qualche modo aiutato con una frizione ai piedi, per riattivare la circolazione alle estremità degli arti,  o con il caffè ritenuto all’epoca un ottimo cardiotonico. In questo modo è possibile sviluppare capacità di osservazione di dettagli utili a una discussione collegata all’ambito della cura.

    Negli Stati Uniti si comincia a utilizzare Medical Humanities - le discipline umanistiche - ossia le discipline che includono le Humanities (letteratura, filosofia, storia e religione), le scienze sociali (antropologia, psicologia e sociologia), e le arti (letteratura, teatro, film e arti visive) e la loro applicazione sia nell’educazione medica che nella pratica clinica - nell’ambito della formazione Medica e Sanitaria a partire degli anni ’60. E’ in Italia?

    Vincenza Ferrara: In Italia si incomincia a parlare dell’inserimento delle scienze umane ma fino a poco tempo fa si rimaneva nel settore della bioetica, antropologia medica o storia della medicina. Solo da qualche anno nasce l’interesse per le Medical Humanities ma il loro utilizzo è relegato negli ambiti delle attività didattiche elettive (ossia opzionali per gli studenti) di attività seminariali o sull’utilizzo in particolare della Medicina Narrativa, utile per sviluppare l’empatia e migliorare il rapporto del Personale di Cura con il Paziente. Alcune sperimentazioni sono state realizzate utilizzando il Teatro ma quello che possiamo dire è che l’utilizzo di tale approccio nell’ambito della formazione medica e sanitaria è ancora sperimentale  e limitato. Si registra un certo interesse che ritroviamo in iniziative che introducono le arti nei luoghi di cura e per la progettazione di attività utili al benessere dei pazienti e del personale di cura. Il patrimonio culturale viene sempre piu’ spesso associato al benessere e questo puo’ essere utile. Si comincia a prestare attenzione anche all’indicazione dell’OMS che indica il settore delle arti utile per la Salute. Richieste stanno arrivando da parte di associazioni di medici, dopo la prima esperienza con la pandemia, per trovare forme, utilizzando l’arte, utili alla costruzione di relazioni a livello territoriale.

    L’arte come approccio per migliorare le competenze dei Medici e del Personale Sanitario per ridurre il gap nel rapporto con i pazienti. Lei è stata un pioniere nell’introdurre l’arte nella formazione dei futuri medici e personale di cura alla Sapienza. Il suo approccio innovativo dimostra che l’arte possa essere un utile strumento per il miglioramento di competenze empatiche. Ci spieghi in quale modo? 

    Vincenza Ferrara:  Molti studi hanno indicato che l’esposizione alle arti puo’ avere un valore terapeutico e di limitazione dello stress. Le neuroscienze e in particolare i neuroni specchio ci indicano che una parte dell’apprendimento passa per la mimesi e l’osservazione di attività ed emozioni. Lo sviluppo di tale capacità è possibile imparando a riconoscere emozioni e stati d’animo se li abbiamo precedentemente osservati e analizzati, ad esempio, attraverso la loro riproduzione su opere d’arte. Una delle prime esperienze è stata fatta presso la Frick collection di New York, guidando gli studenti di medicina a osservare e descrivere i molti ritratti presenti per imparare a riconoscere i diversi stati d’animo. Ed è cosi’ che possiamo facilitare lo sviluppo dell’Empatia. Ma non solo: l’adozione di innovativi metodi pedagogici che utilizzano l’arte come strumento di apprendimento, come il metodo delle Visual Thinking Strategies, può permettere di sviluppare le capacità di osservazione e le competenze di problem solving e di pensiero critico utili per le attività di diagnosi, sviluppare  lo sviluppo dell’occhio clinico cosi’ fondamentale per l’arte medica e sanitaria. La capacità comunicativa e la produzione artistica puo’ aiutare nello sviluppo dell’ascolto attivo e l’iconodiagnostica a rendere il  professionista della salute capace ti individuare dettagli e segni patognomonici per comprendere al meglio lo stato di salute del paziente e individuare patologie. Alcune attività di discussione facilitata davanti a opere d’arte particolari possono aiutare a sviluppare la tolleranza dell’ambiguità e quindi la resilienza con l’adozione di strategie utili quando ci si trova di fronte a una situazione poco conosciuta. Quanto puo’ essere utile tale capacità lo possiamo comprendere bene oggi durante la pandemia COVID-19.