Il San Giovanni Battista di Filippo Parodi

Santa Maria Assunta in Carignano

La scultura genovese del Seicento deve attendere quasi trent’anni dopo la rivoluzione del Barocco operata dal Bernini a Roma per sentire, in terra ligure, il soffio di un nuovo vento artistico, tutto improntato alle novità internazionali 

L’innesco della rivoluzione barocca, avvenuta poco dopo la metà del Seicento, avviene con l’arrivo in città dello scultore marsigliese Pierre Puget che, non essendo inserito nelle corporazioni locali, può agire con tutta la libertà desiderata nel confezionare, per i Sauli e per altre importanti famiglie cittadine, alcune straordinarie opere scultoree.


Ritratto dello scultore Pierre Puget, stampa colorata

Tra i genovesi che per primi recepiscono queste novità e che desiderano affondare lo scalpello nel legno e nel marmo, seguendo la nuova sensibilità barocca, che da Roma ha contagiato l’Europa, c’è Filippo Parodi. Inizialmente Parodi è un “bancalaro”, uno scultore in legno che realizza apparati decorativi, mobili, decori per le poppe e le polene delle navi, ma in poco tempo, complice forse un viaggio a Roma, si presenta come un protagonista nel campo della scultura, anche relativamente alla produzione monumentale in marmo. 


San Giovanni Battista, Filippo Parodi, 1667, Santa Maria Assunta in Carignano, Genova 

L’opera che consacra Parodi è proprio il grandioso San Giovanni Battista, eseguito per la Basilica dell’Assunta in Carignano a completamento parziale del ciclo di quattro sculture lasciato incompiuto dal Puget. 


San Giovanni Battista, Filippo Parodi, 1667, Santa Maria Assunta di Carignano, Genova, dettaglio

Esemplato direttamente sul modello degli Angeli del Bernini realizzati per la chiesa romana di Sant’Andrea delle Fratte, il San Giovanni è una scultura poderosa eppure leggiadra, che si attorce come una fiamma sulla croce fatta di canne e che conserva, nel vello della pecora, nelle vesti del Battista, nella lavorazione straordinariamente virtuosa del basamento e degli incarnati, la preziosità orafa dell’artigiano e al contempo, l’esecuzione grandiosa e magniloquente di un artista che condizionerà il linguaggio scultoreo della Liguria per oltre centocinquant’anni.

Ideazione, contenuti e presentazione video Giacomo Montanari (storico dell'arte)
Cura dei testi Pietro Toso
Riprese, regia e montaggio Lorenzo Zeppa
Fotografie Fabio Bussalino