Gli oggetti reali e impossibili di Richard Artschwager

Gli oggetti reali e impossibili di Richard Artschwager

L'artista americano in mostra alla Galleria Gagosian di Roma

Gli oggetti reali e impossibili di Richard Artschwager

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Ciò di cui vogliamo parlare è uscire dagli oggetti e contemplarli.
Richard Artschwager, 1973

Pop, minimalista e concettuale: la poetica di Richard Artschwager si alimenta delle tendenze più feconde e innovative generate negli anni Sessanta ma sfugge ad ogni categoria per imporsi come un unicum nell’arte del secolo scorso. Quelle realizzate dall’artista americano sono opere-oggetto dai confini sfrangiati, inclassificabili, manufatti dalle complessità compositive al tempo stesso ordinarie e surreali. L'esito a cui approdano mettono in discussione certezze acquisite, rendono inusuale il familiare per provocare sollecitazioni intellettuali ma anche stimoli tattili, corporei.

Dopo l'ampia retrospettiva dell’opera di  Richard Artschwager al Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto nell’ottobre 2019, curata da Germano Celant, poi proposta al Guggenheim Museum di Bilbao nel febbraio 2020, è la Galleria Gagosian di Roma a ricordare l'artista statunitense attraverso una rassegna che copre i primi decenni, dal 1964 al 1987, del suo lavoro eclettico e poliedrico. Una serie di opere che testimoniano  la capacità di Artschwager di sperimentare e utilizzare diversi materiali (quali la Formica e il legno) e tecniche originali, come dimostrano i dipinti “in grisaille”, nonché di evidenziare  la sua abilità nel riorganizzare le strutture percettive, mettendo a confronto diretto il mondo illusorio e figurato delle immagini con quello concretamente umano degli oggetti.  

Nel 1962 l’artista inizia ad utilizzare la Formica, un materiale radicalmente anticonvenzionale e di “bassa” qualità, noto all’epoca per essere utilizzato nella realizzazione delle superfici lisce dei banchi. La sua finitura lucida e marmorizzata è riconoscibile negli oggetti di vita quotidiana e presenta al tempo stesso una somiglianza astratta con la pittura espressionista. I primi anni Sessanta segnano anche l’inizio dell’uso sperimentale da parte di Artschwager del Celotex: un materiale molto ruvido, composto da fibre di canna da zucchero compressa, che utilizzava come base per i suoi singolari dipinti in grisaille, nei quali l’originalità del materiale industriale si confonde con le linee disegnate a mano. Queste composizioni erano spesso basate su soggetti sia arcani che ordinari; Interior (1967), per esempio, è un’immagine prospettica, semi-astratta e diagrammatica dell’interno di una stanza, che si restringe con il progredire della percezione della profondità.


Sliding Door, 1964. Formica su legno, maniglie in metallo, 105,7 x 168  x 15,6 cm
© 2020 Richard Artschwager/Artists Rights Society (ARS), New York Photo: Roland Schmidt

Le opere scultoree di Artschwager dimostrano come l’artista abbia integrato le competenze artigianali nella sperimentazione intellettuale e formale della percezione e della composizione. In Sliding Door (1964), l’anta di un armadietto proietta un’ombra all’interno del pallido interno dell’opera generando un motivo in continuo cambiamento che si sposta insieme alla luce e ai movimenti dello spettatore attorno all’oggetto. Untitled (1969), realizzato in Formica e legno, utilizza allo stesso modo la curvatura di un cerchio; sebbene non funzionale, imita l’estetica utilitaristica di un altoparlante o di un elettrodomestico, dimostrando la capacità di Artschwager di soddisfare le nostre aspettative rispetto ad un oggetto o ad un quadro solo per poi sovvertirle. 

Per Artschwager il concetto di oggetto comune non era qualcosa di popolare, non era l’aspetto lusingante e seducente della pubblicità e dell’iconografia del consumismo come ripreso e caricato dai pittori Pop Art.(.....) Per Artschwager questi oggetti comuni offrivano la  possibilità di accedere a ciò che è universale, a una rappresentazione in cui il soggetto rappresentato spariva nel processo di rappresentazione. Quando un oggetto era divenuto talmente parte dell’universale da apparire solo come idea – la casa, il tavolo – Artschwager riproduceva l’idea dell’oggetto. (...) Piuttosto che sottolineare la banalità dell’ordinario, come facevano gli artisti della Pop Art, Artschwager ha trovato un modo per neutralizzarlo e mettere in dubbio la sua stessa ordinarietà.
Dieter Schwarz, storico dell'arte 



AT&T Building in the Year 2000, 1987. Acrilico su Celotex, cornice di legno dipinto, 138,8 x 110,9 x 6,5 cm. © 2020 Richard Artschwager/Artists Rights Society (ARS), New York Photo: Julien Grémaud

Un'altra serie di lavori proposti in mostra sono alcuni disegni di edifici anonimi che l'artista incontrava nelle città e nei sobborghi americani. Motivi come Tract Home (1964), Highrise (1965) e Industrial Complex (1967) rappresentano questo universo di oggetti comuni che nella nostra realtà è divenuto quasi invisibile. 


Richard Artschwager è nato nel 1923 a Washington, DC, ed è morto nel 2013 ad Albany, New York. I suoi lavori sono inclusi, tra le altre, nelle seguenti collezioni: Kunstmuseum Wolfsburg,Germania; Museum Ludwig, Colonia, Germania; Staatsgalerie Stuttgart, Germania; Centre Pompidou, Parigi; Tate, Londra; Museum of Modern Art, New York; Whitney Museum of American Art, New York; e Art Institute of Chicago. 

Richard Artschwager, Gagosian Gallery, Roma: fino al 7 aprile 2021

foto in copertina: Double Color Study, 1965. Formica su legno, 294,95 x 34,92 x 10,46 cm
© 2020 Richard Artschwager/Artists Rights Society (ARS), New York Photo: Roland Schmidt