Olivetti. La bellezza di un'idea
Un racconto di Beppe Cantele
In questo video, Giuseppe Cantele da anni collezionista di materiale storico sull’azienda Olivetti, focalizza il dialogo virtuoso tra impresa, arte e territorio che la mitica fabbrica è stata capace di generare dando vita a valori culturali e produttivi fecondi.
Ed è proprio grazie a tali connessioni che Olivetti ha saputo attivare dinamiche innovative, contaminazioni creative con la propria epoca, modelli sostenibili di sviluppo produttivo e crescita culturale.Tutta la produzione Olivetti nasce in risposta ad un concetto di bellezza che è sostanzialmente parte di un’idea, un progetto illuminato che mette in luce le relazioni multiple tra il sistema dell’arte e i processi artigianali e industriali
Cantele mette in luce come il linguaggio progettuale e culturale di Olivetti continua tutt’oggi a influenzare pratiche creative e strategie di design su scala globale, generando nuove interpretazioni tra arte, industria e comunicazione (Olivetti, tra grafica e prodotto: un ordine libero e aperto).
In particolar modo, Cantele si sofferma su due delle cinque sezioni della mostra: la prima, titolata “Scandire il tempo”, raccoglie una serie di calendari e agende Olivetti, oggetti quotidiani unici concepiti in larga scala, disegnati da grandi artisti e grafici del momento, come Jean Michel Folon ed Enzo Mari. Le pubblicazioni che si distinguono per l’alta qualità e l’originale scelta iconografica, trasformano strumenti funzionali per case ed uffici in occasioni di diffusione culturale.

La vie sentimentale, grafica di Enzo Mari, illustrazioni Jean-Michel Folon, 1968 © Ronzani Editore
Nell’altra sezione, dal titolo “Costruire la comunità”, Cantele si sofferma sul legame tra comunicazione e impegno civile che ha caratterizzato l’azienda. L’utopia concreta olivettiana si traduce, infatti, in una serie di iniziative rivolte ai lavoratori e al territorio che spaziano dall’urbanistica alle attività culturali, quali mostre, editoria, eventi e progetti sociali.
In particolare, il collezionista focalizza una mostra storica promossa dall’azienda dal titolo “Arte programmata” (1962), curata da Bruno Munari e Giorgio Soavi, all’epoca consulente artistico dell’Ufficio Pubblicità della Olivetti, con un catalogo scritto da Umberto Eco (Arte programmata. Arte cinetica. Opere moltiplicate. Opera aperta, 1962); per l’occasione, Olivetti produsse anche un film con soggetto di Munari, sceneggiatura di Marcello Piccardo, regia di Enzo Monachesi e musica di Luciano Berio (Arte programmata).
La mostra (e il video sopracitato), inaugurata nel 1962 a Milano presso il Negozio Olivetti, nello stesso anno venne riproposta negli showroom dell’impresa a Venezia, Roma e Trieste e in seguito al successo, approdò a Düsseldorf (1963), Londra e in diverse città e musei americani (1964-1965).
Trasformare lo spettatore in motore dell’opera era una grande novità, una sorta di provocazione, ma Olivetti, come ricorda Cantele, era famoso per le sue “primogeniture”, per le novità assolute.Nella storica mostra gli spettatori potevano osservare oggetti artistici di un nuovo tipo, ossia cinetici, mossi da motori e meccanismi vari o anche, dall’azione manuale dello spettatore o ancora, dal suo spostamento nello spazio
Munari e Soavi presentavano così le opere in movimento di una nuova generazione di artisti italiani: il “Gruppo T”, formatosi a Milano nel 1960 con Giovanni Anceschi, Davide Boriani, Gianni Colombo, Gabriele Devecchi e Grazia Varisco e il “Gruppo N”, fondato nello stesso periodo a Padova da Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi. Completavano la mostra opere dei già affermati Bruno Munari ed Enzo Mari e a partire dalla tappa veneziana, quelle di Getulio Alviani e del “Groupe de Recherche d’Art Visuel” di Parigi, ovvero, Julio Le Parc, François Morellet, Horacio Garcia Rossi, Yvaral, Joël Stein e Francisco Sobrino, tutti nomi dell’avanguardia del momento.
Gli oggetti sperimentali radicalmente nuovi, tra arte e design, incarnano una nuova vitalità, la temporalità accelerata del boom economico, facendosi al tempo stesso portatori dell’ansia di progresso e del desiderio di rinnovamento che accompagna e sommuove quegli anni. Tutti gli artisti si distinguono per la loro visione estetica ed etica, per il loro impegno in chiave anti-individualista, come testimonia la scelta di operare all’interno di collettivi, un impegno che, nel caso del “Gruppo N” o di Julio Le Parc, si tradurrà anche in attivismo politico durante i sollevamenti del Sessantotto.Arte Programmata”, segna una collaborazione d’eccezione tra arte e industria, l’incontro tra due avanguardie entrambe mosse da una idea di futuro e dalla volontà creativa di modellarlo
In quel periodo l’azienda sviluppava l’ambizioso programma di ricerca sull’elettronica lanciato da Adriano Olivetti nel 1955, che porterà alla realizzazione del computer “Elea 9000” disegnato da Ettore Sottsass nel 1958 e, l’anno seguente, alla sua nuova versione, di “Elea 9003”, il primo calcolatore mainframe al mondo.Ma non è tutto: il tema della programmazione all’inizio degli anni Sessanta era particolarmente rilevante per Olivetti
Nonostante l’eccellenza del programma e i suoi risultati, la stagione elettronica sarà presto conclusa. Il 27 febbraio 1960 Adriano Olivetti moriva improvvisamente e il lavoro della nuova divisione proseguiva sotto la guida del figlio Roberto che un anno dopo produceva “Elea 6001”, una macchina di dimensioni minori e per un pubblico più vasto. Nel 1962, dopo aver visitato il convento de “La Tourette” di Le Corbusier, Roberto Olivetti scrive all’architetto per affidargli la costruzione del nuovo laboratorio elettronico a Rho; il grande architetto francese presenta il progetto due anni dopo, ma non verrà mai realizzato.
Il programma di ricerca viene interrotto in seguito alla morte del direttore del laboratorio, l’ingegnere Mario Tchou e nel 1965 l’intera divisione elettronica fu ceduta a General Electric.
Giuseppe Cantele (Marostica, 1971), vive a Lusiana, nell’Altipiano di Asiago, ed è avvocato civilista, esperto in Diritto d’Autore. Insieme alla professione coltiva da sempre gli studi sulla storia del libro e della stampa, la tipografia e la bibliografia. È autore, con Roberto Sbiroli, della Bibliografia di Roberto Ridolfi (Firenze, Olschki, 2010) e sempre sullo storico fiorentino, del volume Il Machiavelli di Ridolfi (Firenze, LoGisma, 2013). Di Roberto Ridolfi ha curato anche l’ottava e definitiva edizione della Vita di Niccolò Machiavelli (Roma, Castelvecchi, 2014). È direttore della Ronzani Editore, da lui co-fondata nel 2015; dirige, con il maestro Sandro Corubolo, la collana “Typographica. Storia e Culture del Libro”, ritenuta dalla critica tra le più attive e prestigiose collane editoriali sulla storia del libro e della tipografia che si pubblicano oggi in Italia.
FOTO DI COPERTINA
La vie sentimentale, grafica di Enzo Mari, illustrazioni Jean-Michel Folon, 1968 © Ronzani Editore