Le scale sotto la lente di Luciano Romano

    Le scale come metafora del desiderio umano di tendere all'assoluto e al trascendente

    Condividi


    Geometrie di curve, linee sghembe che si sviluppano verso l’alto lungo una superficie conica e che richiamano, in natura, la struttura di morfologie primordiali.  L’architettura, dall’antichità fino ai nostri giorni, ha frequentemente applicato l’elica e la spirale conica sposandole con soluzioni di funzionalità spesso geniali. Viene subito in mente l’andamento elicoidale conico dell’iconografia della Torre di Babele o, in antitesi, la Torre dei Filosofi: una montagna sacra avviluppata circolarmente da un percorso in salita. 
    Le scale sono dunque una perfetta metafora dell’azione umana: dalla finitezza della superficie orizzontale di partenza, su su lungo un percorso regolare di ascesa verso l’infinito. 

    “Lo sguardo obliquo di Luciano Romano dà piacere all’occhio e aggiunge qualche elemento alla metafora: l’azione umana trasforma la natura e costruisce il mondo a propria immagine, in costante tensione verso l’assoluto e il trascendente, sfidando la legge di gravità e partendo dalla pesantezza e dall’opacità della pietra per mirare alla luminosità del cielo”.

    I lavori di Luciano Romano, incentrati sulla rappresentazione dello spazio, sono conservati in numerose raccolte pubbliche e private, quali la collezione di fotografia del MAXXI a Roma o la Robert Rauschenberg Foundation a New York. Ha ottenuto il premio Atlante Italiano 003 conferito dal Ministero dei Beni Culturali in collaborazione con la Triennale di Milano e la nomination al Prix BMW-Paris Photo (Parigi,Carrousel du Louvre, 2007). Ha esposto alla X Biennale Architettura di Venezia, al Museo MADRE di Napoli e al MAXXI di Roma. Nove suoi grandi ritratti in bianco e nero fanno parte dell’installazione permanente di Shirin Neshat alla Stazione Toledo della Metropolitana di Napoli.