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    L'Abbazia di Santa Maria di Cerrate e il Negozio Olivetti

    Il FAI tra beni pubblici e privati

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    Il FAI attua una politica di salvaguardia dei Beni e del Paesaggio che, di volta in volta, viene modulata sui diversi contesti riguardanti l'oggetto di interesse. L'Abbazia di Cerrate è stata la prima concessione pubblica trentennale realizzata dal FAI con la Provincia di Lecce. Il Fondo ha progettato e attuato il restauro del complesso per aprirlo oggi al pubblico. Il Negozio Olivetti di Venezia, è un comodato fra privati ed è stato dato al FAI dai proprietari, le Assicurazioni Generali, che dopo averne curato e sostenuto il restauro, lo hanno affidato al Fondo Ambiente Italiano per la tutela e la gestione volta alla collettività.

    La storia dell’Abbazia di Cerrate affonda nella leggenda: il Monastero venne fondato dal re Tancredi d'Altavilla, conte di Lecce (1138–1194) a cui apparve la Madonna, dopo aver inseguito una cerbiatta in una grotta durante una battuta di caccia. Nella realtà, la sua fondazione è ancora più antica e risale agli inizi del XII secolo, quando Boemondo d’Altavilla (1058-1111), primo normanno elevato al titolo di Duca di Puglia, Calabria e Sicilia, vi insediò un cenobio di monaci greci, seguaci della regola di San Basilio Magno, riparati in Salento per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste di Bisanzio. Dalla metà del XII secolo, le fonti testimoniano la vivace attività di una biblioteca e di uno  scriptorium dei monaci di Cerrate.  

    Sorta in prossimità della strada romana che univa Brindisi con Lecce e Otranto e immersa nel ricco contesto rurale della zona, con il tempo l’Abbazia venne ampliata diventando un importante centro monastico dell’Italia meridionale.

    Passato nel 1531 sotto il controllo dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli, il complesso aveva ormai raggiunto una struttura ricca e articolata, dove oltre alla chiesa, sorgevano stalle, masserie per i contadini, un pozzo, un mulino e due frantoi sotterranei. Il saccheggio dei pirati turchi nel 1711 fa precipitare l’intero complesso in uno stato di abbandono e lento degrado, fino all’intervento della Provincia di Lecce nel 1965, quando inizia la nuova storia dell’Abbazia, allora restaurata da Franco Minissi.
    La Chiesa, fulcro dell’Abbazia di Cerrate, è uno dei più significativi esempi di Romanico pugliese: il portale sormontato da un’arcata decorata ad altorilievi di eccezionale qualità, presenta scene del Nuovo Testamento. L’interno dell’edificio, un tempo completamente decorato con affreschi del XIII secolo, oggi conserva ancora tracce visibili sulle pareti della Chiesa.
    Terminati i restauri del FAI, l'Abbazia non sarà un semplice museo, ma rivelerà, attraverso la conservazione della stratificazione delle diverse fasi costruttive emerse negli scavi di questi anni, la duplice anima di questi luoghi. Da un lato la storia religiosa di un importante centro di monaci basiliani e di un celebre scriptorium; dall’altro la storia contadina di una masseria pugliese, munita di un raffinato sistema idrico ma la cui più importante testimonianza è rappresentata dai frantoi ipogei per le spremitura delle olive, ricavati in affascinanti grotte sotterranee scavate nel tufo.

    Gli arredi sono necessari, da cui il corollario: avere cura degli arredi, della loro conservazione e soprattutto, della bellezza, cosa questa che mi pare un imperativo categorico per la nostra professione. Così come si provvede alla necessità, mi pare molto logico provvedere alla bellezza, un fatto questo, insito negli uomini sin dalle origini

    Carlo Scarpa 1964

    Carlo Scarpa (1906-1978), veneziano, vincitore del premio Olivetti per l’architettura nel 1956, nel 1957-58 realizzava lo showroom di Venezia su incarico di Adriano, un “biglietto da visita” destinato ad accogliere le esposizioni dei prodotti della grande industria di Ivrea. La progettazione di un Negozio affidata a Scarpa, nasce sulla scia di una tradizione olivettiana di esempi illustri (a Parigi lo realizza Franco Albini, a New York lo studio BBPR, a Londra, Egidio Bonfante), una  intuizione già del padre Camillo che, negli anni Venti, apriva un punto vendita in Galleria Vittorio Emanuele a Milano. Posto sotto il portico delle Procuratie Vecchie di piazza San Marco, cuore Bizantino e Rinascimentale della città, l'architettura moderna di Scarpa dialoga con l'antico e propone una vera e propria "passeggiata architettonica", come è stato scritto. Il Negozio, dopo anni di abbandono che lo avevano ridotto a bazar di souvenir turistici, fu riportato al suo splendore iniziale nel 2009 dalle Assicurazioni Generali, in stretta collaborazione con la Soprintendenza di Venezia.
    Dato lo spazio disponibile, lungo, stretto e poco illuminato, Scarpa lavora per dare respiro e trasparenza agli ambienti. Sceglie di collocare la scala al centro della sala, trasformando l'accessorio funzionale in fulcro spaziale, come una vera e propria scultura moderna. I gradini di marmo bianco d’Aurisina, appaiono come sospesi, retti da soli perni cromati oro e a vista. La scala inoltre, scompone lo spazio grazie a l'andamento irregolare della sequenza dei gradini sfalsati fra loro. Altro importante nodo focale del Negozio, la scultura sinuosa in bronzo, Nudo al sole di Alberto Viani, inserita sopra una base di marmo nero del Belgio, coperto da un velo d'acqua in leggero movimento. Alla scultura, visibile dal piano terra al superiore, Scarpa delega un ruolo cruciale, manifestando la sua particolare sensibilità collaudata nell'allestimento di importanti spazi museali (Museo Correr e Galleria Accademia a Venezia, Gipsoteca di Canova a Possagno,  Museo Civico di Castelvecchio a Verona, Palazzo Abatellis di Palermo). Qui crea due baricentri visivi, quello statico della scala e  quello dinamico di una scultura che dialoga con l'ambiente, senza primeggiare.

    Ho una grande passione per l'opera d'arte, ho conoscenza critica, mi emoziona. Non potrei scrivere, per questo preferisco fare musei piuttosto che grattacieli. Li si potrebbe creare, qui ci si adatta e ci si addomestica alle cose

    Carlo Scarpa, 1972

    Storico un aneddoto nella Venezia del 1968: in un'assemblea gli studenti di architettura profetizzavano l’avvento di architetti capaci di "cambiare la società e il mondo costruendo case per operai". Scarpa, con il suo foulard di seta al collo e l'importante anello al dito regalato da Frank Lloyd Wright, intervenne così:

    La mia più grande aspirazione è trovare un faraone che mi commissioni una piramide

    L'atteggiamento provocatorio celava un credo profondo per Scarpa, mai incline a compromessi e per questo alla ricerca di faraoni illuminati come era stato allora Adriano Olivetti. Anche per lo showroom veneziano, Scarpa non ebbe nessuna limitazione alle sue necessità creative. Il rimando alla città lagunare e al suo passato artistico, primeggia nel pavimento a mosaico di tessere in vetro, collocate irregolare a dare l'effetto di un sottile strato d'acqua e forse, ispirate da una composizione di Paul Klee. Il mosaico inoltre, fu costituito mettendo assieme i diversi colori pastello che partecipano della cromia generale del Negozio. Lastre di marmo, legno teak africano, luci fluorescenti verticali protette da lastre di vetro satinato, compongono un ambiente elegante e accogliente, raffinatissimo in dettagli messi in opera da maestranze veneziane, riprese e valorizzate da Scarpa in una costante ricerca di raccordo con tradizione locale e sua eccelsa qualità dell'artigianato.
    Dal 2011, il FAI conserva e valorizza il Negozio, ma il restauro non potrà mai dirsi definitivamente ultimato. Il tempo, le maree e le condizioni d’uso continueranno a trasformare e ad intaccare il capolavoro di Scarpa, che per questo necessita di una cura costante. Quotidianamente, il FAI si impegna a tutelare la conservazione delle preziose superfici e dei delicati dettagli, sia contingentando il numero dei visitatori, sia attuando un piano di conservazione programmata condiviso con la proprietà Generali e la Soprintendenza.