Storie sacre: la Natività

    Le interpretazioni del soggetto della Natività realizzate da grandi maestri del passato.

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    Dopo quel Bambino tutto è cambiato. La sua nascita ha mutato le regole del gioco, anzi ha rovesciato il tavolo del gioco. [...] Quelle poche righe del terzo vangelo hanno incendiato il mondo di immagini perché è difficile pensare a un episodio più coinvolgente, più emozionante e quindi più “figurabile” di quello.
    La nascita di Gesù chiede – anzi, esige – di essere resa visibile. Lo capì per primo san Francesco quando inventò a Greccio il presepio. Lo sanno bene quelli che moltiplicano ai quattro angoli del mondo le sacre rappresentazioni della Natività. Lo hanno sempre saputo gli artisti di ogni epoca e di ogni cultura che, con sensibilità, stili, registri espressivi infinitamente diversi, ci hanno consegnato la loro idea del Natale. 
    Antonio Paolucci, storico dell'arte 

    L'annuncio del concepimento di Gesù a Maria e l'evento della nascita del Bambino adorato da pastori e Magi, costituiscono due frammenti estrapolati dalla plurisecolare storia sacra dai profondi significati umani oltre che religiosi. Entrambi incipit, attimi fondativi di un'era nuova, all'origine di un Tempo rinnovato dal mistero cristiano, sono divenute le scene artistiche più popolari e diffuse nella storia dell'arte. 

    La raffigurazione della Natività di Cristo trae origine, oltre che dai Vangeli di Luca e Matteo, dalle descrizioni dei Vangeli apocrifi e della Leggenda Aurea, fonti di nuove suggestioni narrative per gli artisti d'oriente e d'occidente che hanno in genere mostrato la volontà di rispettare i dogmi dei testi evangelici pur rinnovando il repertorio iconografico dell'episodio sacro per aderire alle richieste dei committenti, interpretando i mutamenti del gusto. 

    Il Rinascimento, italiano e nordico, consegna alla storia interpretazioni magistrali del racconto evangelico della Natività, capolavori assoluti che tracciano le tappe del rinnovamento culturale, le progressive conquiste del pensiero e della tecnica nei criteri di rappresentazione figurativa. 

    Alla fine del Medioevo, precusore della modernità, Giotto nella Natività affrescata nella Cappella degli Scrovegni a Padova, tra il 1303 e il 1305, offre una testimonianza significativa della sensibilità propria del tempo della rinascita, privilegiando il “tema degli affetti”, la dimensione naturale e umana dell'evento sacro.

    Quella di Giotto non è ancora la prospettiva scientifica del Brunelleschi ma è già profondità, solidità, abitabilità [...] 
    I pastori che si accostano al presepio, il san Giuseppe dormiente, gli angeli in volo che cantano le glorie dell’Atteso, sono figure reali che occupano concretamente lo spazio, esattamente definite dalla modulazione cromatica dell’ombra e della luce.
    Antonio Paolucci, storico dell'arte

    Dalla conquista precoce del vero compiuta da Giotto, all'arte non eloquente, mentale, di Piero della Francesca, che affronta il soggetto della Natività tra il 1470 e il 1475, nell'estrema maturità. E dalla solenne geometria di Piero all'esuberanza narrativa dell'Adorazione dei pastori di Domenico Ghirlandaio, espressione piena del clima rinascimentale eseguita nel 1485 in Santa Trinita, a Firenze.
    La pala, elogiata dal Vasari come capolavoro supremo del pittore e tale da "far meravigliare ogni persona intelligente", con la scena ambientata tra le rovine archeologiche, è un esplicito omaggio al mondo classico, oltre che un segno della piena assimilazione della cultura fiamminga nell'ambiente artistico fiorentino.  

    Con l'età della controriforma, dalla metà del sedicesimo secolo, sarà esercitato uno stretto controllo sulle illustrazioni dei temi sacri, sottolineando l'importanza di alcune regole compositive e riaffermando, per quanto riguarda il soggetto della Natività, la centralità della figura di Gesù nella rappresentazione. Interventi censori che cercheranno di frenare quella libertà espressiva che aveva dato forma a scene di grande fascino, privilegiando il personaggio di Maria, gli episodi corali delle Adorazioni dei pastori e dei Re Magi, arricchendo il racconto di dettagli ispirati alle scene di vita quotidiana. Elementi realistici introdotti dai pittori non soltanto con finalità decorative ma necessari a sostenere la verità teologica dei vangeli: l'avvento del figlio di Dio all'interno della storia degli uomini.
     
    I modelli fissati dalla tradizione rimaranno costanti lungo i secoli con una progressiva flessione, un lento declino dell'interesse per il soggetto della nascita alle soglie dell'età contemporanea. Rare le riprese esplicite del tema da parte dei maggiori protagonisti della rivoluzione artistica di fine Ottocento. Si ricorda, tra questi, Paul Gauguin con Te tamari no atua (Nascita di Cristo figlio di Dio) un olio dipinto nel 1896 dopo il suo definitivo trasferimento a Tahiti, e Natività di Marc Chagall, opera eseguita nel 1911. 

    ll Novecento ha spostato l'attenzione su altre iconografie cristiane, offuscando l'evento della nascita del figlio di Dio, denso di lieti auspici, con l'ampia diffusione delle immagini legate all'episodio conclusivo della vita terrena di Gesù, la passione del dio fatto uomo. 
    Così lo storico e  teologo François Boespflug, tra i maggiori esperti di arte cristiana, spiega la fine, nelle rappresentazioni artistiche, della parabola ascendente del tema della Natività, che aveva avuto i suoi momenti aurei nel Medioevo e nel Rinascimento:

     Viviamo nell'epoca della globalizzazione della crocifissione. Il successo senza precedenti di questo tema pare legato in ogni continente al bisogno di denunciare le ingiustizie e gli orrori del nostro tempo: Nagasaki, la Shoah, il Ruanda, le spoliazioni dei contadini sudamericani e tanto altro. I drammi contemporanei trovano nell'uomo in croce un'immagine dall'eloquenza insuperabile. E nessuno poteva prevederlo.
    François Boespflug, teologo e storico dell'arte