"Il giorno della civetta"

    Backstage: sul set del film di Damiano Damiani

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    I critici lo hanno definito “uno dei più bei film sulla mafia”. E probabilmente lo è tutt’ora. Il giorno della civetta, diretto dal regista friulano Damiano Damiani nel 1968 e tratto dall’omonimo romanzo dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia che nel libro prende spunto dall'omicidio del sindacalista comunista Accursio Miraglia, ucciso a Sciacca nel 1947. 
    Ambientata nella Sicilia del 1961, la trasposizione cinematografica del libro di Sciascia, prende le mosse dalla vicenda dell’ufficiale dei Carabinieri Bellodi (Franco Nero), parmense ed ex partigiano, che viene trasferito dal Nord in un piccolo paese siciliano dove si trova ad indagare sull'omicidio di Salvatore Colasberna, un impresario edile, ucciso per essersi rifiutato di lasciare un appalto ad una ditta protetta della mafia. L'omicidio è avvenuto nelle vicinanze dell'abitazione dove vive Rosa Nicolosi (Claudia Cardinale) con la sua famiglia. Bellodi riesce a strappare a Rosa la confidenza che il marito le ha fatto prima di sparire: sul luogo dell’omicidio aveva incontrato un suo conoscente già pregiudicato, il cui nome viene confermato dal confidente della polizia "Parrinieddu"(Serge Reggiani). Nel frattempo il boss del paese, Don Mariano Arena (Lee J.Cobb), fa in modo che l'uccisione di Colasberna passi per un omicidio passionale. Nicolosi avrebbe ucciso l'impresario perché amante della moglie e poi si sarebbe dato alla latitanza.
    Il capitano non crede alla pista passionale, è convinto che sia stato ucciso in quanto testimone scomodo. Riuscirà a trovare un corpo ma sarà quello di "Parrinieddu", ucciso perché ritenuto ormai compromesso. L'inchiesta andrà avanti arrivando anche all'arresto di Don Mariano ma alla fine, grazie agli agganci politici del boss, Bellodi verrà trasferito e i mafiosi rimessi in libertà. Il sostituto di Bellodi, più conciliante del suo predecessore, verrà soprannominato dai mafiosi stessi "quaquaraquà", cioè uomo senza valore e onore.  

    Si era deciso di filmare Il giorno della civetta e partii per Palermo per conoscere Leonardo Sciascia. Non avevo idea di come potesse essere, non era allora un uomo fotografato. Poteva essere alto e sicuro, oppure grassoccio e ciarliero. Venne avanti invece un uomo minuto, gentile, silenzioso, profondamente civile. Che cosa rimpiango oggi? Di non aver mandato a buon fine il desiderio che subito mi fece nascere di conoscerlo più a fondo, come persona, trascinato via subito dal trambusto cinematografico. Lo rividi altre volte, ma avrebbero dovuto essere di più. Lo lessi, con ammirazione. Era anche lui un volto della Sicilia, quella terra che avevo amata fin dal primo momento, quando andai a girare un documentario sulla Targa Florio. Fu una terra che, nella giovinezza, mi apparve subito degna di felicità. Ma più la conobbi, passo per passo, attraverso gli eventi reali, più crebbe in me il senso del misterioso della vita, fatta come un agglomerato di quartieri costituiti da un susseguirsi di vicoli senza fine, ciascuno dei quali ti fa balenare davanti un angolo diverso dell' esistenza umana…
    Damiano Damiani

    E’ questa, così ben descritta da Damiani, la Sicilia che scorre nelle immagini di questa clip. Immagini inedite tratte dalle Teche Rai, girate sui set del film, Partinico e Palermo, puntellate dalle interviste ad alcuni dei protagonisti del progetto: Leonardo Sciascia, Damiano Damiani,  Franco Nero e Claudia Cardinale. 
    La pellicola si guadagnò ben tre David di Donatello nell’edizione del 1968: miglior produttore, migliore attrice protagonista (Claudia Cardinale), miglior attore protagonista (Franco Nero) e una Targa d’Oro a Damiani. Ma la critica apprezzò molto anche le prove attoriali dei caratteristi: Lee J Cobb e Serge Reggiani nei ruoli, rispettivamente, del boss del paese, Don Mariano Arena e di "Parrinieddu", un confidente della polizia.